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Roma, 2 ott – Insomma, evitiamo gli isterismi. I motivi per cui è illusorio creare benessere con redditi e pensioni di cittadinanza sono palesi agli occhi di tutti, persino agli occhi di coloro che si sbracciano dal balcone di Palazzo Chigi sotto una non-folla esultante composta unicamente dai parlamentare pentastellati. Un po’ come ha fatto il Pd con la manifestazione di Piazza del Popolo: ci ha portato solo gli attivisti, i tesserati e la classe politica del partito. Sarebbe anche il caso di evitare di spararla troppo grossa sullo spread che sale e sulla Borsa che cala, immaginando che dietro ogni angolo si celi un’imboscata. Per quanto le parole utilizzate dai mandarini di Bruxelles risultino come sempre inascoltabili e gonfie di saccenza, basterebbe il mero buon senso per metterli a tacere. Diciamolo una volta per tutte: l’assistenzialismo proposto e ottenuto dal Movimento 5 stelle non è figlio del buon senso, soprattutto perché applicato ad un paese devastato dalle politica di austerità imposte in passato dall’Europa ma ancora fortemente tenuto in vita dall’ossatura di imprese medio-piccole, se non microscopiche, che funge da spina dorsale. Sì, ci sono anche i cinque milioni di persone povere, che a quanto detto dal ministro Di Maio sono state abolite per decreto. O meglio, lui afferma di aver abolito la povertà tout court, spiegando che la strategia vincente consiste nel firmare un paio di atti normativi dai nomi eroici come il famigerato “decreto dignità”, il quale, per fare un esempio, rende più gravoso per un imprenditore il licenziamento di un dipendente. Come l’esperienza ci insegna, la realtà è opposta alla teoria tanto sbandierata da questi mezzi comunisti, per cui un imprenditore, annusata l’aria pesante che gli vieterà di abbattere i propri costi, eviterà banalmente di assumere, scansando a priori il problema sollevato dal premio nobel per la soluzione dei problemi.
Il numero 2,4 non è di per sé mostruoso, e i mercati non lo temerebbero così tanto se esso scaturisse da una seria politica espansiva, ovvero da uno choc fiscale che permetterebbe al nostro settore produttivo di riempirsi i polmoni d’aria fresca. Vi sarebbe quindi dietro un ragionamento rivoluzionario rispetto al passato, anni cupi in cui si è pensato banalmente che per far quadrare i conti bastava prelevare momentaneamente quattrini dai cittadini senza comprendere che nel lungo periodo questa politica avrebbe avuto l’effetto di uno tsunami inarrestabile. I mercati, oggi, sono in fibrillazione perché a questo maggior deficit seguirà una politica d’assistenzialismo di Stato per la quale verrà tassato ugualmente chi lavora e verranno regalati soldi a chi non lavora, oltretutto con la assurda pretesa di creare posti di lavoro. Non si muoverà un filo d’aria nuova dopo l’entrata in vigore di queste misure. Ovviamente, è il Sud a godere maggiormente del reddito di cittadinanza e della pensioni di cittadinanza. Secondo l’Istat, la metà delle pensioni al Sud sono inferiori ai mille euro, mentre al Nord la percentuale si attesta sul 33%. Pare che debba riguardare non solo le pensioni da lavoro ma anche le rendite assistenziali, e anche in questo caso sarà il Sud a beneficiarne: il 47% delle invalidità civili è erogato nel Meridione contro il 32% del Settentrione. E questa integrazione riguarderà il pensionato o la pensione? Domanda non da poco visto che in Italia ci sono più pensioni che pensionati, ovvero ogni pensionato percepisce mediamente 1,4 pensioni.
La legge di bilancio della parte grillina avrà un impatto di circa 40 miliardi, di cui 27 finanziati dall’innalzamento del famoso rapporto deficit/pil dallo 0,8 al 2,4, mentre sugli altri 13 è calata una nebbia abbastanza fastidiosa. La pace fiscale, che vale 3,5 miliardi, è troppo temporanea per essere considerata una copertura, e dunque la restante parte del danaro verrà trovata da quella spending review riguardante i bonus, gli incentivi e le detrazioni. Ora, considerando che oltre 149 miliardi su 156 di gettito Irpef arrivano da soggetti che dichiarano più di 15mila euri annui, tale fascia di contribuenti potrà essere considerata il salvadanaio da cui Di Maio attingerà per far godere chi non lavora e non versa un centesimo di tasse e contributi. 6,5 milioni di persone avranno diritto al reddito di cittadinanza. Pensate che questa misura dovrà essere erogata e gestita dai Centri per l’impiego, ovvero uffici che storicamente hanno trovato lavoro a circa il 3% di coloro che vi si rivolgevano. Nel mondo reale, il lavoro si trova alzando la cornetta o presentandosi personalmente ad un colloquio. Ecco, Di Maio pensa nuovamente che per decreto i Centri si trasformeranno in luoghi magici in cui verranno proposti tre posti di lavoro ad ogni soggetto che gode del reddito di cittadinanza. Oltre ciò, tali proposte non dovranno riguardare lavori distanti più di 50 km dalla residenza del soggetto e non potranno esulare dai suoi particolari interessi. Ma se veramente ci sono 18 milioni di posti di lavoro vaganti e oltretutto rispettanti queste caratteristiche, perché cavolo c’è bisogno del reddito di cittadinanza? La novità partorita poco fa dai grillini riguarda le modalità con cui i 780 euri potranno essere utilizzati: il viceministro all’economia grillino Laura Castelli ha affermato che se quel soggetto spenderà il suo reddito di cittadinanza per il passeggino del bimbo andrà bene, mentre se lo spenderà per il televisore nuovo andrà male.
Sembra di essere piombati nel Grande Fratello tanto caro a Casalino, con un grande occhio che ci guarda e controlla come oltre sei milioni di persone spendono quelle particolari somme. Sorvolando sulla impossibilità pratica di sorvegliare tali spese, che razza di mente perversa può prevedere una gabbia di controlli di tal fatta, degna del peggior regime sovietico? In pratica, regalano i soldi ma poi vogliono che vengano spesi come desiderano loro. E se non venissero spesi affatto, interverrebbe forse l’obbligo di spesa? Sarà poi divertente guardare Di Maio giustificare il reddito di cittadinanza elargito ai cinquemila rom con cittadinanza italiana che vivono nei campi, persone note per il loro spirito di sacrificio e la loro cultura del lavoro. Ministrino, che facciamo, li discriminiamo? Intanto chi produce e lavora rimane ad aspettare un minimo di considerazione, visto che tutto sto popò di roba verrà fatta in buona parte grazie alla tassazione esosa che questo Stato di strozzini prevede e impone. La ricchezza che loro vogliono redistribuire va prima di tutto prodotta, altrimenti il gioco finisce prima di iniziare. E la loro difficoltà nel comprendere questo banale concetto già dice tutto.
Lorenzo Zuppini

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