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Roma, 1 ott – Non si placa la polemica attorno alla nota di aggiornamento al Def con il quale l’esecutivo ha messo nero su bianco l’intenzione di sforare gli accordi presi con Bruxelles dall’esecutivo Gentiloni. Placata (per il momento) la polemica interna, adesso la palla si sposta in sede Ue, dove si sta tenendo in queste ore un delicato Ecofin nel corso del quale il ministro dell’Economia Giovanni Tria è chiamato ad illustrare le ragioni della necessità di fare deficit.
“Cercherò di spiegare quello che sta accadendo e come è formulata la manovra”, ha detto Tria, aggiungendo di poter assicurare ai partner comunitari che nonostante il deficit – o proprio grazie ad esso – il nostro rapporto debito/Pil “scenderà nel 2019”. Parole cui si è immediatamente associato il premier Giuseppe Conte, che spalleggia il titolare il via XX settembre nel confronto con i colleghi comunitari.
Nonostante le rassicurazioni, quel che si prospetta è, almeno a prima vista, un muro contro muro. “Aspettiamo la bozza di legge di stabilità, ma una prima vista le prospettive italiane non sembrano compatibili con le regole del Patto”, ha commentato il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis. Il riferimento è al Patto di Stabilità, il quale però prevede un deficit non superiore al 3% e quindi distante dal 2,4% previsto nel Def.
Più cauto, ma altrettando duro, il commissario agli affari economici Pierre Moscovici: “Per il momento quello che so è che il deficit del 2,4%, non solo per l’anno prossimo ma per tre anni, rappresenta una deviazione molto, molto significativa rispetto agli impegni presi”. Gli fa eco il suo connazionale, il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire: “Ci sono delle regole e queste regole sono uguali per tutti i paesi perchè il nostro destino è legato. Noi riduciamo il debito, rispettiamo le regole e stiamo sotto il 3% non per soddisfare la Commissione Ue ma perché crediamo che ridurre la spesa pubblica, introdurre riforme sia buono per i francesi”. Le Maire dimentica però che Parigi ha previsto, per l’anno venturo, una finanziaria espansiva che punta ad un disavanzo da 2,8 punti di Pil. Come per dire: le regole sul deficit sono uguali per tutti, ma esistono deficit che sono più uguali di altri.
Filippo Burla

1 commento

  1. Il 2,8% dei francesi e il 2,4% nostro non sono paragonabili perché l’economia francese è molto più forte, e in più il loro debito sta calando costantemente. Con quella percentuale noi sforiamo molto di più di quanto facciano loro con il 2,8. Per cortesia non fate sparare balle a questo giornale, che è uno dei pochi che si salvano

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