Roma, 8 giu – Il destino dell’Ilva è nelle mani di Luigi Di Maio, sue e di nessun altro. A ribadirlo oggi è proprio il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico. “Grillo, o chiunque altro, esprime delle opinioni personali: su tutti i dossier io non prenderò decisioni finché non avrò ascoltato le parti“. Sull’importante polo industriale in Puglia, verranno ascoltati “la proprietà, i sindacati, il sindaco di Taranto”. Ai microfoni di Radio Anch’io, su Radio1, Di Maio sottolinea che nel trattare la questione Ilva ci sarà “responsabilità” e “se serve anche continuità”.
Calenda non è più ministro, adesso il ministro dello Sviluppo Economico sono io e se Calenda permette vorrei cambiare un po’ di cose. Poi, alla fine, saranno i cittadini a giudicarmi“, è la replica del vicepremier all’ex titolare del Mise secondo cui invitare ai tavoli di crisi i rappresentanti politici locali è un errore.
Ma Di Maio risponde picche anche al fondatore del Movimento 5 Stelle, che ieri con un post sul proprio blog aveva lanciato la proposta di chiudere il sito siderurgico e di trasformarlo in un parco, sul modello di quanto fatto in Germania in alcuni impianti nella regione della Ruhr.
Intanto i giovani industriali lanciano l’allarme: “Non si scherza con 20 mila posti di lavoro, non si scherza con l’1% del Pil del Paese. Con un’azienda che ha ancora cassa per un mese. Questo è insostenibile“. A parlare è il presidente dei giovani di Confindustria Alessio Rossi, che pur aprendo al governo giallo-verde “per affinità generazionale”, ricorda che “dal primo luglio Arcelor Mittal entrerà con un piano di 2,3 miliardi di euro di investimenti, di cui 1,1 miliardi per il risanamento ambientale“.
Risanamento ambientale finalizzato a risolvere la questione emissioni, alla base del sequestro del sito da parte dei magistrati. Di Maio si leggerà tutte le carte, ha assicurato; dopo di che ascolterà tutte le parti. Ebbene, speriamo che alla fine prevalga il buon senso. Visto che l’Ilva è uno degli asset strategici del nostro Paese (da sola copriva il 50% del fabbisogno nazionale di acciaio).

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