Roma, 27 ago – Sequestro di persona, arresto illegale e abuso di ufficio. Sono queste le accuse rivolte al ministro dell’Interno Matteo Salvini (e al suo capo di gabinetto, Matteo Piantedosi, anche lui indagato) per la vicenda della nave Diciotti, rimasta bloccata per giorni nel porto di Catania con a bordo 150 immigrati irregolari. Il procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio, dopo essere salito sulla nave per una ispezione, è andato a Roma per interrogare i funzionari del Viminale. Al termine dell’incontro, Patronaggio ha deciso di iscrivere il vicepremier nel registro degli indagati. Sulla base di quali elementi abbia deciso di procedere contro il leader della Lega non è ancora chiaro. Secondo Repubblica, Patronaggio avrebbe ricostruito tutta la linea di comando che ha determinato il blocco dello sbarco degli immigrati a bordo della Diciotti. Una linea di ordini che, a quanto pare, non avrebbe atti ufficiali scritti, ma solo telefonate. La testimonianza chiave, per il pm sarebbe quella del vicecapo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, Bruno Corda, arrivato da Como per il nuovo incarico soltanto un mese fa. Ebbene, Corda avrebbe detto a Patronaggio e al sostituto Salvatore Vella che “l’ordine” di non farli sbarcare – sempre secondo quanto riportato da Repubblica “arrivò direttamente con una telefonata di Piantedosi. Che a sua volta aveva ricevuto una chiamata del ministro Salvini“.
Dal canto suo, Piantedosi si dice “tranquillo”, convinto che non sia stata “violata alcuna norma”. Anche Salvini è sereno, tanto che oggi al Messaggero ha detto che l’inchiesta a suo parere finirà per diventare un boomerang sulla procura siciliana.
Sempre secondo Repubblica, l’abuso di ufficio deriverebbe dal non aver rispettato gli articoli 10 ter e 40 del Testo unico sull’immigrazione. In sostanza di non aver dato agli immigrati informazioni “sulla procedura di protezione internazionale” e di non averli trasferiti nei centri di accoglienza non appena in territorio italiano. Poi ci sarebbe la relazione sulle condizioni degli immigrati a bordo della Diciotti. Il procuratore capo di Agrigento è salito per primo sulla imbarcazione, poi a seguire c’è stata la passerella di politici della sinistra, accorsi in massa per attaccare il titolare del Viminale. Il pm, dal canto suo, aveva dichiarato di aver trovato a bordo una “situazione critica” perché aveva “constatato che sono quasi tutti affetti da scabbia. Una realtà devastante”. Ma il giorno dopo, in un’intervista alla Verità, il comandante della Diciotti ha smentito il pm, sostenendo che a bordo fosse tutto sotto controllo.
Ora sull’inchiesta dovrà pronunciarsi il Tribunale dei ministri, che è un collegio costituto presso il Tribunale del capoluogo del distretto di Corte d’appello competente per territorio, dove appunto sarebbe stato commesso il presunto reato “ministeriale”. Nel caso della Diciotti è Palermo per Agrigento. Il tribunale ha tre mesi per svolgere le indagini preliminari e, una volte terminate, il pm può disporre l’archiviazione o richiedere il rinvio a giudizio trasmettendo gli atti al procuratore della Repubblica, che li rimetterà a sua volta al presidente del Senato, perché Salvini è un senatore. A quel punto, sarà la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera a decidere, attraverso la maggioranza assoluta. Si potrà negare l’autorizzazione qualora si ritenga che il ministro indagato abbia agito “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo”. Se invece il Parlamento concederà l’autorizzazione a procedere, restituirà gli atti al Tribunale dei ministri affinché continui il procedimento secondo le norme processuali ordinarie e i relativi gradi di giudizio. Il ministro – in quanto parlamentare – non potrà essere arrestato, intercettato o perquisito senza l’autorizzazione della Camera salvo sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato di cattura. Finora tutte le indagini arrivate alla Giunta per le autorizzazioni a procedere sono state archiviate concludendosi con un nulla di fatto.
Adolfo Spezzaferro


1 commento

  1. Uno schifo ignobile, un magistrato comunista targato pd che fa politica e fa indagini intimorendo un ministro con una inchiesta vergognosa , parziale e indegna………troppo facile inviare un avviso di garanzia a chi non la pensa come te e non agisce come vorresti tu……….ma ,come la storia ci insegna, l’essere comunista comporta codardia e vigliaccheria………… niente di nuovo,la casta è intoccabile.

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