Roma, 25 mar – Luigi Di Maio non si arrende e dopo il tracollo del M5S in Basilicata (il terzo consecutivo alle Regionali) si aggrappa con le unghie al risultato (e alla sua leadership), negando l’evidenza. “Il MoVimento 5 Stelle è la prima forza politica in Basilicata – scrive il vicepremier su Facebook -. Gran parte della stampa parla di ‘voti dimezzati in un anno’ e di ‘crollo’, ma la verità è che abbiamo battuto tutte le liste, anche quelle con gli impresentabili dentro, anche quelle con i portavoti di Pittella. A Matera siamo oltre il 30%! Ed è un risultato che conserviamo con grande senso di responsabilità verso il Paese, senza esultanze da stadio. Noi abbiamo un simbolo, una lista. E andiamo avanti così!”.

Toni trionfalistici e fuori luogo, checché ne dica Di Maio, che critica l’alleato di governo Matteo Salvini per le “esultanze da stadio”. Sì, perché il leader della Lega ha commentato così la vittoria del centrodestra in Basilicata: “Grazie! La Lega in un anno triplica i voti, vittoria anche in Basilicata! 7 a 0, saluti alla sinistra e ora si cambia l’Europa”.
Tuttavia, stridono molto di più i toni autocelebrativi ed apologetici di Di Maio, numeri alla mano.

Nel 2018, infatti, alle Politiche la percentuale del M5S in Basilicata fu del 44%. Il candidato governatore pentastellato Antonio Mattia invece si è fermato al 20,4%. I voti quindi sono più che dimezzati. Al contrario, la Lega conquista ben 13 punti percentuali in più rispetto alle Politiche del 2018, risultando determinante per la vittoria del centrodestra.
Il dato politico è che la Lega incredibilmente prende sempre più voti al Sud. E i 5 Stelle che proprio nel Meridione hanno spopolato fino a un anno fa, ora sono in rotta. Perché la loro spinta ideale si è esaurita, anche sulla scorta degli scandali da Prima Repubblica in cui sono coinvolti i pentastellati (a partire da Roma Capitale). Quel voto di protesta che aveva gonfiato i consensi per il M5S ora si è esaurito, anche perché il M5S di governo necessariamente non può essere quello di opposizione. E finora l’esperienza di Palazzo Chigi ha fatto scappare gli elettori (spesso dirottati sul Carroccio).

Fa specie però che Di Maio – fintanto che gli sarà consentito restare in sella – usi toni da piddino qualsiasi, da dissociato dalla realtà, negando l’evidenza e coprendosi di ridicolo.

Adolfo Spezzaferro

 

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