Roma, 24 gen – Il governo colpisce di nuovo il business dell’accoglienza. In molti si ricorderanno le parole pronunciate da Salvini annunciando la riduzione della quota di 35 euro giornaliera pro-immigrato a 19 euro “chi vedeva l’immigrazione come una mangiatoia oggi è a dieta. Molti finti volontari non parteciperanno più a bandi se invece di 35 euro ne porti a casa 19 non ci mangi più. E non ci mangia più né mafia né ‘ndrangheta. Ma rimarranno volontari veri e sono convinto che molte cooperative si daranno alla macchia“. Bene, da oggi la musica cambia anche per quanto riguarda l’8×1000.



Per legge, la quota Irpef destinata dai contribuenti allo Stato viene ridistribuita tra categorie specifiche: le quote servono per combattere la “fame nel mondo“, per gli effetti delle “calamità naturali” (quindi impiegate nella ricostruzione dopo terremoti, alluvioni, etc.), per migliorare l'”edilizia scolastica” e per fornire “assistenza ai rifugiati e minori stranieri non accompagnati“. Il totale della cifra ottenuta dallo Stato veniva ripartito ugualmente per ogni categoria (circa 8,2 milioni di euro a testa). Questo fino ad ora.

In un decreto spedito da Giancarlo Giorgetti alla presidenza del Senato, infatti, si legge che la presidenza del Consiglio ha deciso di ripartire diversamente i fondi arrivati dall’8×1000. Nel decreto, riportato da Il Tempo, si legge che dati i “particolari caratteri di eccezionalità, necessità e urgenza”, il “Consiglio dei ministri con delibera in data 8 novembre 2018 (…) ha disposto la riduzione del 50% delle quote relative alle categorie ‘Fame nel mondo’ e ‘Assistenza ai rifugiati’ per un ammontare di euro 3.007.095,30 ciascuna, ed è stato conseguentemente disposto l’ incremento di tale somma alla quota della categoria ‘Calamità naturali’, per un totale complessivo di euro 12.028.381,56″. D’ora in poi quindi, i Comuni colpiti da calamità come terremoti e alluvioni avranno più fondi da destinare alla ricostruzione.

Il decreto andrà immediatamente a colpire alcune Onlus che precedentemente erano solite  accedere ai bandi. Ne consegue che Arci, Associazione Centro Astalli, Cies, Cir (Consiglio Italiano per i Rifugiati) e Synergasi saranno tagliati fuori dall’erogazione dei fondi dal momento che quest’anno i 3 milioni per l’assistenza ai migranti finiranno tutti all’Anci per “interventi straordinari di accoglienza integrata”.

Cristina Gauri

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