Roma, 11 mar – Lega e M5S hanno solo rimandato lo scontro sulla Tav, che si consumerà in Parlamento. Sebbene l’intento comune sia quello di tergiversare fino a dopo le Europee, anche in virtù della campagna elettorale, il nodo verrà probabilmente sciolto prima.

Salvini: “La Tav andrà avanti”

“La Tav andrà avanti, i bandi partono, ma non c’è soltanto la Tav, di cui comunque discuteremo, sulle modifiche e sulla revisione dei finanziamenti con la Francia e con la Ue, ma ci sono altri 300 cantieri da sbloccare. Conte, Di Maio e il sottoscritto siamo assolutamente d’accordo che l’Italia abbia bisogno di uno choc sulle infrastrutture”. Lo ribadisce il vicepremier Matteo Salvini in un’intervista al Messaggero.


“Approveremo in Consiglio dei ministri un decreto urgente per riavviare, da Nord a Sud, quei 300 cantieri fermi che rappresentano un Paese che non è quello dei cittadini ma era quello del Pd e di chi ha governato prima di noi. Un’Italia immobile, noi le diamo una scossa”, assicura Salvini.

Toninelli: “Vogliamo evitare sprechi di denaro pubblico”

“Non sono preoccupato: troveremo una sintesi con la Lega, che ha accettato la nostra impostazione”. E’ quanto dice, in un’intervista al Fatto Quotidiano, il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, proprio in merito a l’eventuale passaggio in Parlamento per bloccare la Torino-Lione. Inoltre, aggiunge, “Sarebbe opportuno che i governatori Zaia e Fontana parlassero di meno. Stanno mettendo a repentaglio un esecutivo: siano più responsabili“.

In merito ai prossimi passaggi da affrontare con Ue e Francia, Toninelli spiega: “Puntiamo a evitare che si sprechi denaro pubblico. Faremo un passo per volta, partendo dal dato che c’è una sproporzione evidente tra gli oneri previsti per la Francia e quelli per l’Italia”

Patuanelli: “La Tav non si farà, il premier troverà il modo”

“A Salvini dico che la Tav non si farà, il premier troverà il modo”. A parlare è il capogruppo M5S alla Camera, Stefano Patuanelli, in un’intervista a Repubblica. “Con i se e con i ma – dice Patuanelli – non si fa la storia. Dall’interlocuzione con la Francia e con l’Europa il presidente Conte individuerà il percorso adatto per bloccare quest’opera e sarà quella la posizione del governo”.

Parola al Parlamento

Dopo rimpalli e rinvii per sei mesi, dopo l’escamotage ottenuto con la lettera del premier Giuseppe Conte a Telt, con cui sono stati rinviati i bandi per i lavori, è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti a fare il punto.

Intervistato da Lucia Annunziata, il braccio destro di Salvini spiega che la lettera del premier ha ottenuto come primo effetto benefico quello di aprire una discussione con la Francia: “Conte vuole ridiscutere il progetto, non semplicemente escluderlo, ma rivederlo con le autorità francesi. E’ una facoltà che ci siamo ripresi, il governo ha fatto bene”, sottolinea l’esponente del governo.

“L’analisi costi benefici va discussa con il governo francese che dovrà valutare come continuare questa opera”, spiega.

Poi il sottosegretario leghista chiama in causa anche l’Unione europea, che dovrebbe aiutare l’Italia che, a differenza di altri Paesi, “per realizzare un’opera di questo genere deve scavare sotto le Alpi”, e – ultimo ma non ultimo – il Parlamento.

Sì, perché Giorgetti sa bene che “per fermare il Tav serve una ratifica da parte del Parlamento, non la decide né il governo né il presidente del Consiglio”.

Inoltre, “la procedura di gara prevede che per sei mesi non ci siano obblighi per le parti. Poi bisognerà vedere l’esito del negoziato che potrebbe produrre una modica di impatto economico. In questo caso si andrebbe in Parlamento” per discutere questo tipo di modifiche.

L’ipotesi referendum

Oltre al Parlamento, tuttavia, si potrebbero interpellare direttamente i cittadini. “La Tav risponde a una esigenza complessiva. Questo Paese deve crescere e deve avere la possibilità di essere moderno. Io ho ammirazione per gli svizzeri che questi problemi li hanno risolti in passato con i referendum”, è il suggerimento di Giorgetti.

L’ira dell’opposizione

“Quella sulla Tav è una inguardabile melina per il pareggio, cioè per salvare il patto di potere tra Salvini Di Maio. Il nulla sulla Tav corrisponde al nulla per fronteggiare la recessione“, dice il segretario di +Europa, Benedetto della Vedova.

Tutti esultano, ma nessuno può festeggiare davvero, perché hanno perso tutti: sono usciti da un tunnel ma sono entrati in un altro ancora più buio”, dice il presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini.

La tocca piano (si fa per dire) invece il senatore Pd Matteo Renzi, secondo il quale più che davanti a una partita di calcio, ci si trova davanti a un film di Mario Monicelli: “Sembra di guardare ‘Amici Miei’, è una supercazzola“.

Adolfo Spezzaferro

 

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