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Roma, 10 giu – Saranno quasi 7 milioni (6.749.654 per la precisione) gli italiani chiamati al voto alle amministrative quest’oggi – eventuali ballottaggi il 24 giugno – per il rinnovo di 761 consigli comunali, dei quali un capoluogo di regione (Ancona) e 19 capoluoghi di provincia e 109 città con popolazione superiore ai 15mila abitanti. Al voto anche la capitale per i rinnovi dei municipi III e VIII, oltre 300mila abitanti in totale.
Fra i capoluoghi di provincia si vota a Sondrio, Brescia, Treviso, Vicenza e Imperia al nord, a Massa, Pisa, Siena, Teramo, Terni e Viterbo in centro Italia e a Avellino, Barletta, Brindisi, Catania, Messina, Ragusa, Siracusa e Trapani nel mezzogiorno. Tutte città amministrate dal centrosinistra ad eccezione di Ragusa e Messina. Probabile quindi un ribaltone politico, specie dopo la batosta elettorale del 4 marzo scorso e con sondaggi che non sembrano più premiare Pd e soci? L’arretramento rispetto a cinque anni fa è scontato, resterà da vedere quanto lo schieramento attualmente all’opposizione riuscirà a limitare i danni.
Così come dopo le legislative, anche queste amministrative potrebbero dunque sancire un ribaltone. La cui entità è però ancora da vedersi. Sono tanti i comuni al voto, è vero, ma le città più importanti come Roma, Milano o Torino, che possono fungere da termometro politico, non sono chiamate alle urne. Dall’altra parte, stanti le lungaggini per formare il nuovo governo che è entrato in carica solo da poche settimane, considerare questo voto come un primissimo giudizio all’esecutivo giallo-verde è forse prematuro. Tanto più che l’asse Lega-M5S è realtà in Parlamento, quasi mai invece nelle competizioni locali. Nelle quali corre anche, e sempre in solitaria, CasaPound: la tartaruga frecciata continua nella strada di radicamento sul territorio si presentando proprie liste in oltre 20 Comuni, 15 dei quali sopra i 15mila residenti fra i quali centri importanti come Viterbo, Fiumicino e i due municipi romani nel Lazio, poi Siena, Brescia, Terni e Ivrea.
Nicola Mattei

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