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Ravenna, 15 nov – Ennesima espulsione di un immigrato considerato una minaccia per la sicurezza nazionale.  A Ravenna un 29enne tunisino è stato espulso perché simpatizzante dell’ideologia jihadista. Nel solo 2018 nel capoluogo romagnolo è l’espulsione numero 5.
La Digos lo ha fermato, durante la sua attività di prevenzione e contrasto al fenomeno del radicalismo religioso e del terrorismo internazionale. Il tunisino è stato trovato in possesso di 20 grammi di hashish e un grammo di marijuana, che ha cercato di nascondere non appena gli agenti lo hanno fermato. Inizialmente si pensava che il fermo dell’uomo fosse collegato alla detenzione di stupefacenti. Ma quando il tunisino è stato portato davanti al magistrato si è scoperta la portata della sua pericolosità, ed è stata disposta l’immediata espulsione.
L’immigrato era da tempo tenuto sotto controllo poiché quando nel 1026 si trovava in carcere a Ferrara, aveva esultato in seguito agli attentati di Bruxelles, e secondo la Questura aveva manifestato “un chiaro atteggiamento di condivisione ideologica rispetto all’azione violenta dell’organizzazione terroristica Islamic State”. In aggiunta a questo venne stabilito che l’uomo era un soggetto ad alto livello di criticità poiché persona suggestionabile. Tre le sue amicizie figura un altro tunisino, Noussair Louati, che venne arrestato nel 2015 perché in procinto di partire per la Siria in qualità di combattente jihadista.
Il tunisino a cui ieri è stato dato seguito all’espulsione si chiama Ayman Loiti. Era arrivato in Italia nel 2011, su uno dei tanti barconi che sono approdati sulle coste italiane. Profugo, direbbe qualche buonista, o bisognoso di protezione umanitaria. La realtà, però, è diversa, poiché da subito il tunisino si è distinto per essere un personaggio pericoloso.
Nel corso della sua permanenza in Italia numerosi sono i reati da lui accumulati, che vanno dallo spaccio di droga alla rapina, passando per porto illecito d’armi, minacce, lesioni personali, oltraggio a pubblico ufficiale. Nel 2014 aggredì il sindaco di Ravenna impegnato a fotografare il degrado della sua città. Il suo primo arresto è avvenuto appena due giorni dopo essersi sposato, il secondo subito dopo la nascita del figlio.
Anna Pedri



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