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Roma, 7 ago – E’ andato in prescrizione il reato di truffa per Umberto Bossi e l’ex tesoriere della lega Francesco Belsito, che invece rimane responsabile del reato di appropriazione indebita. Si è così pronunciata la Cassazione in merito al processo sulla truffa ai danni dello Stato per i rimborsi elettorali. Confermata anche la confisca di 49 milioni alla Lega e le condanne per i revisori Diego Sanavio e Antonio Turci, accusati di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, mentre è stato assolto il terzo revisore, Stefano Aldovisi. Sotto accusa era dunque la violazione delle leggi per l’erogazione di quelli che vengono chiamati “rimborsi elettorali”: secondo l’accusa, infatti, il partito aveva ricevuto i rimborsi  tra il 2008 e il 2010, falsificando rendiconti e il bilancio.

Il Pg Marco Dall’Olio aveva chiesto, durante la requisitoria, la conferma delle condanne per Belsito e Bossi: “Non è vero che i rendiconti erano solo generici. Erano anche falsi: si diceva ‘rimborso autisti’. Ma in realtà si finanziava la famiglia Bossi. E non è un aspetto secondario – aveva spiegato – , è sotto questo profilo che si configura il reato di truffa”. Dalle inchieste delle Procure di Milano e di Genova che emerse l’ammontare abnorme delle spese sostenute dalla Lega per la famiglia Bossi, i rendiconti delle quali erano contenute in una cartelletta dalla scritta “The family”, in cui erano contenuti anche i pagamenti delle tasse per il corso di laurea del “Trota” (Renzo Bossi, figlio di Umberto). Si attende ora la conferma della sentenza di secondo grado al processo gemello di Milano. Il prossimo 11 settembre la Cassazione dovrà decidere sul ricorso della procura generale di Milano, in merito alla querela presenta dal leader della Lega Matteo Salvini nei confronti del solo Belsito, che la stessa procura vorrebbe estesa anche ai due Bossi. Belsito ha ricusato il collegio, e in caso di accoglimento della richiesta si dovrebbe costituire un nuovo collegio.

I commenti

Il ministro dell’Interno Salvini non si scompone: “Sono anni che vanno avanti con questi 49 milioni, a me non cambia niente. Non mi cambia la vita”, ha spiegato il leader del Carroccio. “Dall’orrore che inizialmente si profilava, ne è scaturita un sentenza non così tremenda”, afferma Angelo Alessandro Sammarco, difensore di Belsito. “Adesso aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza – ha spiegato il legale, precisando che – per Belsito è rimasta in piedi l’accusa di appropriazione indebita, per la quale la pena dovrà essere rideterminata dalla Corte d’Appello di Genova. Imputazione che noi contestiamo perché Belsito non ha commesso alcuna appropriazione indebita. Dopo aver letto le motivazioni, valuteremo se fare delle impugnazioni straordinarie sulla decisione”.

Cristina Gauri

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