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Alessandria, 24 giu – Si chiama Lara Bombonati, ma si fa chiamare Khadija. È la prima foreign fighters di ritorno italiana. È stata arrestata a Tortona, dove era tornata dopo essere stata a fianco del marito in Siria. Era pronta a morire per l’Isis. Pare fosse un’adepta del gruppo di Hayat Tahrir al-Sham (“Organizzazione per la liberazione del Levante”) nato all’inizio dell’anno dalla fusione di quattro formazioni minori.



Lara Bombonati è una ragazza di 26 anni, nata a Milano. Dopo la conversione all’islam tre anni fa, con relativa decisione di indossare il velo integrale, decide di andare in Siria con il marito. Lui muore in battaglia e lei torna a casa, sulle colline vicino a Tortona, nell’Alessandrino, come già aveva fatto almeno un altro paio di volte. Lo scorso inverno l’hanno arrestata in Turchia e da lì espulsa e segnalata all’antiterrorismo italiano. Al che è tornata in Italia, a casa della sorella, da dove continuava la sua attività jihadista per la milizia Abu Mounir da remoto.

Stava per ripartire, per tornare in Siria a dare man forte ai combattenti nel suo ruolo di “staffettista”, ma questa volta le è andata male. Ora è detenuta nel carcere torinese delle Vallette, nel reparto di alta sicurezza. Da tempo i suoi spostamenti erano monitorati dalla procura distrettuale di Torino. L’arresto è arrivato mentre Lara era in procinto di ripartire per la Siria. L’accusa a suo carico è quella di terrorismo.

A ricostruire la storia di Lara Khadija è il Corriere della Sera, che spiega come dopo la conversione la ragazza insieme al marito, Francesco Cascio di Trapani, detto “Muhammad”, anch’esso convertito, la giovane abbia tagliato i ponti con la famiglia. Quando decise di partire per la Siria disse ai suoi che sarebbe andata a studiare il Corano. Dopo vani tentativi di mettersi in contatto con lei, il papà e la mamma di Lara ne avevano denunciato la sua scomparsa nel 2016.

Insieme al marito impara a non farsi notare, a sfuggire a ogni controllo e a rendersi invisibile all’intelligence. Ma lo scorso novembre qualcosa le è andato storto e alla Digos si accorgono di lei. Parte così un controllo serrato sulla sua utenza telefonica, sui suoi spostamenti, sulla sua vita. Quello che gli inquirenti volevano capire e su cui ancora stanno indagando con il massimo riserbo, era la rete di contatti che Lara aveva in Italia, per scoprire eventuali reti terroristiche in Piemonte o sul territorio nazionale. Anche perché in pochi mesi il Piemonte è finito al centro di ben due inchieste sul terrorismo internazionale.

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