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Roma, 23 set – Non si può considerare la parola fine, ma (forse) poco ci manca. Nel dibattito preliminare sulla manovra economica, che al di là – o proprio a causa di – flat tax, legge Fornero e reddito di cittadinanza si gioca quasi tutto sui numeri del bilancio pubblico, segnatamente il deficit, sono arrivate ieri le osservazioni di Giancarlo Giorgetti, che ha fornito al ministro dell’Economia Giovanni Tria un assist inaspettato.
Intervenendo al 64esimo convegno di Studi Amministrativi organizzato dalla Corte dei Conti e in corso a Varenna, in provincia di Lecco, il sottosegretario alla presidenza del consiglio – e da molti considerato l’eminenza grigia di Salvini e della Lega tutta – ha infatti illustrato la necessità di “non trascurare i vincoli e gli impegni che ci vengono dall’Europa per non esporre la finanza pubblica ad altri rischi”.
Ecco perché è dunque importante “utilizzare al meglio tutte le risorse già disponibili” puntando ad esempio “su una ripresa degli investimenti, mi riferisco – ha spiegato Giorgetti – non a progetti molto ambiziosi, ma piuttosto alla necessità di realizzare una sistematica manutenzione e messa in sicurezza di strade, autostrade, ponti, scuole e ospedali. Progetti concreti, che rispondono alle esigenze dei cittadini e che possono e essere cantierabili in tempi ragionevoli. Ciò risponde alla volontà del governo di sostenere la domanda interna e realizzare tassi di crescita migliori”.
Parole che non si discostano di molto da quelle che siamo stati abituati a sentire nel corso degli ultimi anni, quando qualsiasi ragionamento su deficit o manovre espansive veniva azzerato dalla totale aderenza ai desiderata Ue. Tanto più che lo stesso Giorgetti ha anche espresso il proprio elogio per il piano Juncker: “Si è rivelato più efficace del previsto laddove ha consentito di attivare, attraverso l’effetto leva, un ingente volume di risorse. Sarebbe quindi opportuno che l’Italia si facesse promotore di un rilancio di questo piano, che sarebbe decisivo per la crescita economica europea”. La battaglia per allargare le maglie della finanziaria ha trovato un nuovo avversario. Ma questa volta è interno.
Filippo Burla

4 Commenti

  1. Bene ricordare la prossima volta che si vota: nei 5s cӏ Fico con la sua triste corrente che corteggia i cadaveri pd ma anche nella lega cՏ una parte che tira per gli eurocrati e di fatto fa i loro interessi.

  2. Purtroppo questo governo che sembrava proporre una nuova classe dirigente ha tra gli elementi portanti individui che hanno fatto parte del sistema di potere precendente che ha svenduto e impoverito il paese a favore della finanza straniera, rappresentata in primis dalla BCE privata e dalle banche oramai tutte private.Con una banca centrale non pubblica che stampa a costo zero la moneta e che indebita i popoli schiavizzandoli a vita non c’è alcun futuro, c’è solo un impoverimento continuo e una distruzione della democrazia e dei diritti delle persone

  3. Giorgetti è l’unico non tecnico ad avere un minimo di competenza, le scimmie del m5s stanno schiumando perché hanno ordinato al MEF di far uscire 3 come risultato della somma di 2+2 e il MEF ha detto che non riesce. Siamo in mano a Rocco Casalino e voi ve la prendete con Giorgetti e l’Europa. Se periodicamente necessitiamo di prestiti da 400 miliardi dai mercati finanziari secondo voi è del tutto irrilevante il rapporto con questi oppure pensate davvero di mostrare il dito medio per fare i duri dinanzi agli stessi cui chiediamo di comprare i nostri bot? Siamo ricattabili fino a quando dipendiamo dal debito, e fino a quaando siamo ricattabili è inutile fare i duri, i proclami non servono a niente. I soldi per abbassare le tasse vanno presi dai miliardi buttati via dallo Stato (inclusi i soldi spesi per raccogliere quelli scaricati dalle ONg), il reddito di cittadinanza non avrà alcun impatto positivo sull’economia, verrà sepolto nell’economia sommersa. Berlusconi ha ragione, i m5s sono più pericolosi dei comunisti

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