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Roma, 30 nov – La maggioranza gialloverde è spaccata sul Global Compact, tanto che la questione per adesso è stata congelata con l’espediente del rinvio al Parlamento, pur di non rischiare “la crisi di governo“.
Secondo fonti parlamentari della Lega, la calendarizzazione al 22 dicembre del voto della mozione di Fratelli d’Italia contro il Patto dell’Onu sull’immigrazione “è solo un modo per fare contenti tutti”, dopo che il vicepremier Matteo Salvini ha gelato il premier Giuseppe Conte chiarendo – dopo che il capo (almeno sulla carta) del governo aveva detto che l’Italia avrebbe aderito – che il nostro Paese non avrebbe aderito alla conferenza di Marrakech il 10 e 11 dicembre né firmato il documento in assenza di un voto del Parlamento.
Il dato politico è che l’esecutivo Lega-M5S ha rimandato il voto in Aula a dopo Marrakesh proprio per seppellire la questione nel dimenticatoio il tempo necessario per portare avanti le politiche pattuite nel contratto di governo. Anche perché, in merito al Global Compact, le posizioni della fronda pentastellata facente capo al “compagno” Roberto Fico e quelle dei leghisti sono inconciliabili.

La volontà è quella di non ritrovarsi in una inevitabile crisi di governo, tanto che – sempre secondo fonti della Lega – il voto in Aula potrebbe saltare proprio: “Il 22 dicembre ci saranno ancora le votazioni sulla legge di bilancio, si rinvierebbe al 7 gennaio, quando ci sarà il Milleproroghe, di rinvio in rinvio il voto non ci sarà mai”.

Anche perché c’è poco da fare, “in Parlamento una maggioranza contraria al Global compact esiste. O il M5S si adegua alla Lega – avvertono le fonti, precisando però che è praticamente impossibile che questo avvenga da parte del gruppo vicino al presidente della Camera Fico – o nasce una nuova maggioranza de facto, con pezzi del centrodestra e alcuni grillini che voterebbero insieme ai leghisti, ma a quel punto cadrebbe il governo”.
D’altro canto, ha sottolineato il leader della Lega Salvini in queste ore, “quando approvi un decreto (il dl Sicurezza, ndr) che mette regole normali e dignitose sul tema dell’immigrazione difficilmente dieci giorni dopo puoi firmare un accordo che mette nello stesso pentolone immigrati irregolari, profughi e rifugiati“.
Insomma, è una questione di coerenza.
Certo, nel centrodestra, il no categorico al Global Compact da parte della Lega ha messo in fermento Fratelli d’Italia, molto sensibili al tema, tanto che proprio loro avevano sollevato la questione della firma. Certo, nel centrodestra c’è chi si augura oggi più che mai che Salvini molli i 5 Stelle per fare il premier in un governo alla vecchia maniera. Ma al leader della Lega questo scenario non conviene, almeno fino alle europee.
La grana però esiste: Giuseppe Conte all’Assemblea generale dell’Onu aveva assicurato la firma dell’Italia in calce al patto e pure il ministro degli Esteri Moavero l’aveva ribadito in Parlamento. Poi il dietrofront su input di Salvini.
Ma tra i pentastellati c’è chi preme per convincere il vicepremier Luigi Di Maio a non cedere, almeno questa volta. Come la senatrice Elena Fattori, una delle dissidenti contraria anche al dl Sicurezza. “Pretendere una gestione condivisa dell’immigrazione e poi disertare le sedi dove se ne parla – dice – è come minimo un’idiozia ma si avvicina ad essere una vergogna”.
Dal canto suo, però, il capo politico del M5S sa benissimo che una crisi di governo al suo Movimento e a lui personalmente proprio non converebbe.
Adolfo Spezzaferro

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