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Il Pd ripudia Mameli: “Morire per la patria? Roba da fascisti”

by La Redazione
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morettiRoma, 2 feb – Sono passati ormai tre anni da quando Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Enrico Letta, Anna Finocchiaro, Dario Franceschini, Luigi Zanda, Nicola Latorre, Rosa Villecco Calipari, Michele Ventura e Antonio Misiani salirono, a nome del Pd tutto, la scalinata dell’Altare della Patria per deporvi una corona d’alloro in occasione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia.

All’epoca Alessandra Moretti prestava il suo talento (?) e le sue competenze (??) alla politica già da quasi un decennio. Nel 2003, infatti, si era candidata alle elezioni amministrative comunali di Vicenza nei DS a sostegno della candidatura di Riboni a sindaco della città. Non risulta, tuttavia, che abbia protestato contro il gesto fascista dei suoi compagni di partito. Sì perché per la vicentina, oggi parlamentare del Pd, morire per la patria è qualcosa di fascista.

La deputata lo ha detto chiaramente qualche sera fa, a “Otto e Mezzo”, su La7, polemizzando con Paolo Becchi, politologo vicino ai grillini. Queste le sue testuali parole:

“Qui c’è una visione fascista dello Stato. Quando il professore cita la Resistenza offende la memoria dei partigiani perché noi abbiamo avuto deputati del Movimento 5 Stelle che hanno ripetuto la frase ‘boia chi molla’ e ‘moriremo per la patria’, che sono frasi fasciste e non certo riferibili al periodo della Resistenza”.

Su “boia chi molla” ha già risposto il diretto interessato, il grillino Angelo Tofalo, facendo notare come il motto attraversi tutta la storia italiana, passando in assoluta continuità dal Risorgimento al Fascismo e poi a eventi successivi, come i moti di Reggio, non certo liquidabili come meri fenomeni neofascisti. Ma se lo slogan appare indubbiamente connotato in modo forte, più gravida di conseguenze è la criminalizzazione del sacrificio per la patria.

Del resto, proprio in occasione della visita dei piddini all’Altare della Patria fu lo stesso Bersani a lasciarsi andare a uno slancio lirico ricordando “i giovani patrioti che per questo obiettivo hanno impegnato la propria vita, fino all’estremo sacrificio. I patrioti dell’Ottocento hanno avuto un sogno e hanno saputo realizzarlo, liberando il paese dal controllo straniero, unificandolo e, pur tra contraddizioni, consentendone il progresso sociale e civile”.

Bisognerà quindi avvertire i compagni, a cominciare da Napolitano, che ormai tutto questo è da liquidare come fascista. Fascista è l’inno d’Italia, che recita “siam pronti alla morte, l’Italia chiamò” e che quindi gli esponenti del Pd non potranno più cantare. Fascista è del resto lo stesso Mameli, caduto nella difesa di Roma dai francesi. Fascista è anche Altare della Patria, che ospita le spoglie mortali di un anonimo caduto per la nazione e che da oggi è quindi da considerare luogo interdetto al Pd. Forse, ad allargarci un po’, fascista era anche Orazio, autore della celebre sentenza secondo cui dulce et decorum est pro patria mori.

Del resto, a rivedere le scene dei piddini che intonano “Bella ciao” dopo il maxi-regalo alle banche, sorge il dubbio che la Moretti avesse ragione e Bersani & company torto.

 Giorgio Nigra

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