Roma, 1° giu – In queste settimane convulse e dense di avvenimenti, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pian piano assunto un ruolo sempre più preponderante, tanto da apparire come un “monarca”. Ed è proprio così che viene descritto Mattarella sul numero di giugno del Primato Nazionale, giunto oggi nelle edicole di tutta Italia. La condotta dell’attuale presidente della Repubblica, infatti, in alcuni casi ha «oggettivamente travalicato il limiti del suo ruolo istituzionale». Così si esprime l’avvocato Marco Mori nel focus, rilevando una chiara continuità con il mandato del suo predecessore Giorgio Napolitano. Una continuità che si esprime soprattutto nell’avallo, nella promozione e nel sostegno di inquietanti cessioni di sovranità. Difficile allora dar torto a Mori quando afferma che «la democrazia è stata di fatto sospesa proprio da chi avrebbe dovuto garantirla».
Prima del focus, tuttavia, la rivista si apre con una corposa inchiesta di Francesca Totolo, che analizza scrupolosamente il ruolo e i finanziatori delle organizzazioni non governative (Ong) che agiscono nella Siria devastata dalla guerra. Ebbene, il risultato dell’inchiesta è che queste Ong sono tutt’altro che «non governative», dal momento che vengono finanziate da numerosi Stati e governi, in primis quello americano. Dopo gli articoli dedicati all’economia da Salvatore Recupero e Filippo Burla, che fotografano la drammatica situazione del lavoro in Italia tra precariato e riforme inutili (leggi: Jobs Act), il Primato Nazionale propone un denso speciale su un tema spinosissimo: quello della razza e della propaganda antirazzista. Se Valerio Benedetti ricostruisce il complesso dibattito sulle razze umane, dimostrando che la loro presunta inesistenza è un assunto più ideologico che scientifico, Giorgio Nigra si concentra invece sulle radici liberali e democratiche del razzismo moderno. Chiude lo speciale un contributo del direttore Adriano Scianca, che ci parla del fenomeno del transrazzialismo, ossia del cambiamento del colore della pelle e dell’identità razziale.
Il nuovo numero del mensile prosegue poi con un articolo del prof. Augusto Sinagra, che analizza il ruolo degli immigrati come «nuovi schiavi del XXI secolo»: un ruolo che, secondo la ricostruzione dell’autore, è stato creato ad arte dalla sinistra fintamente «umanitaria», al fine di venire incontro al «peggior capitalismo di rapina». Seguono poi due approfondimenti del fenomeno populista, a firma di Guido Taietti e Francesco Boco. Anche alla luce del varo del nuovo governo giallo-verde, la domanda di fondo che si pongono gli autori è questa: il populismo è un’occasione da non perdere o non piuttosto una fregatura? Non manca poi la consueta galleria di rubriche del Primato Nazionale, con firme prestigiose come quelle di Francesco Borgonovo, Mario Vattani, Alessandro Meluzzi e Paolo Bargiggia. Da segnalare è la new entry Diego Fusaro, che esordisce con la sua rubrica La ragion populista.
Concludono il numero della rivista, come ormai da tradizione, gli interessanti approfondimenti di storia, letteratura e filosofia. Se Tommaso Lunardi ci parla del «notturno bizantino» degli italiani a difesa di Costantinopoli nel 1453, il contributo esplosivo di Tommaso Indelli ribalta radicalmente la visione oggi corrente su due fenomeni storici come colonialismo e decolonizzazione, rilevando che i mali dell’Africa odierna sono attribuibili solo in minima parte alle potenze coloniali, sicché il senso di colpa degli europei, alimentato dal clero intellettuale oggi dominante, è del tutto ingiustificato. Per il resto, se l’editore Maurizio Murelli ci parla della vita avventurosa e dell’opera immaginifica di Antoine de Saint-Exupéry e Alfonso Piscitelli festeggia la seconda edizione italiana del volume Archeofuturismo del francese Guillaume Faye, Matteo Rovatti si concentra invece sulle radici dell’antistatalismo, e quindi, in sostanza, dell’antisovranismo. Un tema, questo, oggi quanto mai attuale, nel momento in cui la sovranità italiana è sotto attacco da parte dell’ampio fronte globalista.
Elena Sempione

1 commento

  1. Tantissimi complimenti alla rivista: gli ultimi tre numeri sono stati eccezionali e vedo che continuate cosi.
    I primi numeri, sepppur interessanti, mi sembravano quasi la prosecuzione di “Occidentale”: diciamo una rivista per militanti di CP. Invece con l’aumento della foliazione ho notato maggior approfondimento degli articoli, varietà di voci seppur giustamente identitarie e tematiche eccellenti.
    State assolvendo egregiamente al compito che la Storia vi ha affidato: l’unica pubblicazione di Area rimasta in edicola. Continuate così

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