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Roma, 12 ott – Alla luce dei nuovi elementi emersi nel processo che vede cinque carabinieri imputati per la vicenda della morte di Stefano Cucchi, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha invitato la sorella Ilaria e i parenti di Stefano al Viminale. “Sorella e parenti sono i benvenuti al Viminale. Eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa devono essere puniti con la massima severità, ma questo non può mettere in discussione la professionalità e l’eroismo quotidiano di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi delle forze dell’ordine”, ha precisato il ministro. “Il giorno in cui il ministro dell’Interno chiederà scusa a me, alla mia famiglia e a Stefano – è la risposta della sorella della vittima – allora potrò pensare di andare al Viminale, prima di allora non credo proprio“.
Ilaria è stata intervistata da Rtl 102.5 dopo il colpo di scena al processo ai cinque carabinieri per la morte del fratello, avvenuta nel 2009 per le botte prese mentre era detenuto. Uno degli imputati, Francesco Tedesco, ha ammesso il pestaggio, chiamando in causa i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro.
“Il 20 giugno 2018 – ha detto il pm Giovanni Musarò – Tedesco ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio”. In successive dichiarazioni ha poi chiamato “in causa gli altri imputati: Mandolini, da lui informato; D’Alessandro e Di Bernardo, quali autori del pestaggio; Nicolardi quando si è recato in Corte d’Assise, già sapeva tutto”. I successivi riscontri della procura hanno portato a verificare che “è stata redatta una notazione di servizio – ha detto il pm – che è stata sottratta e il comandante di stazione dell’epoca non ha saputo spiegare la mancanza”.
Gli dissi ‘basta, che c… fate, non vi permettete’“. Queste le parole che Tedesco disse ai suoi colleghi carabinieri Di Bernardo e D’Alessandro (anche loro imputati come lui di omicidio preterintenzionale) mentre uno “colpiva Cucchi con uno schiaffo violento in volto” e l’altro “gli dava un forte calcio con la punta del piede”. E’ quanto si legge nel verbale di interrogatorio di Tedesco del 9 luglio 2018. “Fu un’azione combinata, Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fece perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore. Spinsi Di Bernardo – aggiunge Tedesco – ma D’Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra“.
Quanto accaduto a Stefano Cucchi era inaccettabile allora e lo è ancor di più oggi, che sono emersi nuovi elementi scioccanti. Mi auguro che la giustizia faccia al più presto il suo corso e definisca le singole responsabilità. Chi si è macchiato di questo reato pagherà, ve lo assicuro. Lo voglio io, lo vuole questo governo e lo vuole tutta l’Arma dei Carabinieri, che merita rispetto. Ho la massima fiducia verso il Comando Generale e sono vicino alla famiglia di Stefano, ai suoi amici e ai suoi cari. Abbraccio tutti con grande affetto”. Così su Facebook il ministro della Difesa Elisabetta Trenta.

5 Commenti

  1. I carabinieri non dipendono dal viminale e Salvini con Cucchi non c’entra nulla.Glielo dice qualcuno alla sorella?

  2. Se salvini chiede scusa è un mediocre , inetto come il suo predecessore………. non si chiede scusa ad una serpe comunistoide,ad una sinistrorsa autoreferenziale che ha cercato ed ottenuto un programma rai , pagata con i soldi del canone……….. un programma inutile ed insipiente……..se qualcuno vuol capire capisca, le forze dell’ordine sono in balia di spacciatori e drogati,se li arrestano li liberano il giorno dopo , i magistrati democratici sono assai comprensivi con zingari, negroidi e spaccini vari……….quando un giudice libera uno spacciatore africano pluri pregiudicato e richiedente asilo, per cui protetto e sfamato con i nostri soldi, poiché lo spaccio è una forma di sostentamento, allora chi ha una divisa si sente in dovere di andare oltre. Forse anche noi italioti dovremmo cominciare ad andare oltre.

  3. facciamo che le prime scuse al popolo Italiano le deve la famiglia Cucchi per aver cresciuto e poi di non aver impedito che un figlio diventasse uno spacciatore,non esattamente uno dei migliori esempi di virtù civiche:
    ” Il 15 ottobre 2009 Stefano Cucchi viene fermato dai carabinieri dopo essere stato visto cedere ad Emanuele Mancini delle confezioni trasparenti in cambio di una banconota. Portato immediatamente in caserma, viene perquisito e trovato in possesso di 12 confezioni di varia grandezza di hashish (per un totale di 21 grammi), tre confezioni impacchettate di cocaina (di una dose ciascuna), una pasticca di sostanza inerte, una pasticca di un medicinale.” (da Wikipedia)
    questo ovviamente non significa quello di entrare vivi in una Caserma e di uscirne in senso figurato con i piedi in avanti, ma questa sorta di santificazione di uno spacciatore alla famiglia del quale deve delle scuse chicchessia (responsabili della morte – una volta ritenuti tali dalla Legge – a parte) mi sembra una esagerazione con fini mediatici e politici,tanto che il vertice apicale dell’Arma è rappresentanto dal Ministro della Difesa (tal Trenta) e non da quello dell’Interno,ma la prima probabilmente non è ritenuta abbastanza “fascista” e come tale, nemmeno chiamata in causa.

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