Roma, 11 apr – Ecco dove erano finiti i soldi delle tangenti del Mose. Sequestrati 12,3 milioni di euro dalla Polizia economico-finanziaria di Venezia, su ordine del Gip, nell’ambito di un’indagine per riciclaggio internazionale ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria, riguardante il reinvestimento all’estero delle tangenti incassate dall’ex presidente del Veneto, Giancarlo Galan.

Le indagini

Nell’indagine, che coinvolge sei persone, sono coinvolti due commercialisti padovani nel ruolo di prestanome. I finanzieri hanno allargato il raggio dell’indagine partito da Galan e giungendo ad altri imprenditori veneti, grazie all’esecuzione di una rogatoria in Svizzera. Dopo il “giro” in diversi conti correnti esteri, le somme sono rientrate nella disponibilità degli imprenditori veneti, che le hanno utilizzate per effettuare investimenti, tra cui molti di natura immobiliare, in appartamenti di lusso a Dubai e in fabbricati industriali in Veneto. I sequestri della Guardia di Finanza nell’indagine sul presunto riciclaggio delle tangenti sul Mose sono in corso di esecuzione, e riguardano denaro depositato presso banche venete, due imprese e quote di società e 14 immobili in Veneto e Sardegna. Gli accertamenti finanziari e le indagini tecniche hanno consentito di accertare che tra il 2008 e il 2015 i due commercialisti avevano garantito, attraverso il loro studio professionale, l’intestazione fiduciaria di quote di una società veneziana di fatto riconducibile a Galan.

Così i soldi finivano al sicuro all’estero

I professionisti avevano messo inoltre a disposizione conti correnti in Svizzera, intestati a società di Panama e delle Bahamas e gestiti da due fiduciari elvetici, le cui somme sono state successivamente trasferite su un conto corrente di una banca a Zagabria, intestato alla moglie di un terzo professionista del medesimo studio padovano. Numerosi imprenditori veneti sarebbero ricorsi all’interposizione di società in paesi off-shore, sistema scoperto dalla Guardia di Finanza nell’indagine sul riciclaggio delle tangenti del Mose che ha portato al sequestro di 12,3 milioni di euro. Il “sistema” era stato utilizzato dai professionisti esteri su larga scala e in maniera professionale per consentire di riciclare ingenti somme proventi dall’evasione fiscale realizzata nel tempo. Nel corso della perquisizione presso gli uffici di una società fiduciaria svizzera – si apprende dalla Guardia di finanza – è stata sequestrata una lista con i nomi di numerose società italiane che avevano affidato la gestione dei capitali derivanti dal “nero” ai professionisti, i quali – senza i requisiti per l’esercizio dell’attività finanziaria in Italia – li avevano raccolti e fatti transitare su conti esteri intestati a società olandesi, svizzere, romene, panamensi, di Curacao e delle Bahamas, una delle quali aperta tramite lo studio Mossak & Fonseca, nome noto perché emerso nell’ambito dei “Panama Papers“.

Ludovica Colli

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