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Roma, 31 mar – A parte gli attori, che ad esclusione del Movimento Cinque Stelle sono diversi, la sostanza è però la medesima. Chiamiamole larghe intese, inciucio, carrozzone: di questo comunque si tratta. E se è vero che il Lazio – assieme alla Sicilia, almeno nella vulgata – detiene lo scettro di laboratorio politico che su base locale si trasmette alla politica nazionale, allora è dalle parti della Pisana che bisogna guardare per capire che aria tira.
Un’aria sicuramente non buona per il rieletto presidente Zingaretti, che dopo aver vinto le amministrative di inizio mese si ritrova oggi con una’assemblea zoppa (la sua coalizione ha 24 scranni sui 50 del consiglio), che impedisce di fatto l’inizio della legislatura regionale. Un bel problema per il governatore, che dopo lo strappo di Liberi e Uguali consumatosi nei giorni scorsi deve ora trovare una maggioranza da qualche altra parte se non vuole che il Lazio venga commissariato e torni a nuove elezioni.
Zingaretti si è così rivolto alle opposizioni per reperire quei numeri che gli mancano. E lo ha fatto presentando un documento di una decina di pagine incentrato principalmente su infrastrutture, questioni legate al disastrato sistema sanitario e ai rifiuti. Pochi punti con i quali si strizza l’occhio al M5S, che con i suoi 11 rappresentanti può rappresentare la chiave di volta. Ma anche a Forza Italia, che vanta 6 esponenti. In cambio, una girandola di poltrone fra segretari del consiglio e presidenti di commissione, senza in futuro escludere anche eventuali assessorati-chiave e posti di potere nella pletora di società controllate.
Un manuale Cencelli in salsa romana, insomma, anche se con fiducia “a tempo”. L’intesa di massima sembra sia stata già raggiunta, sia pure solo per un anno e con verifiche sugli impegni assunti ogni sei mesi.
Nicola Mattei



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