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Firenze, 17 giu – Il governatore Pd della Toscana Enrico Rossi è indagato nell’inchiesta sulla gara del trasporto pubblico locale. La gara, da 4 miliardi di euro per 11 anni, è stata assegnata ad Autolinee toscane, controllata dai francesi di Ratp. Nell’inchiesta sono contestati, a vario titolo, i reati di turbativa d’asta, falso, abuso d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità. Oltre a quello di Rossi, ci sono altri sei avvisi di garanzia. La contestazione mossa dalla procura di Firenze nei confronti del governatore dem è turbativa d’asta. In particolare, secondo i pm, Rossi avrebbe “anticipato” in un’intervista del 13 novembre 2015 l’esito dell’aggiudicazione della gara del trasporto pubblico locale vinta appunto da Autolinee toscane.

Il governatore dem: “Accuse infamanti e ridicole. Querelerò i calunniatori”

“In realtà”, scrive il governatore toscano su Facebook in riferimento all’esposto “fatto dalla cordata di imprese che ha perso la gara” e che mette “sotto accusa oltre a me, l’intera commissione regionale e i dirigenti del settore mobilità”, “coloro che hanno presentato l’esposto nascondono il fatto che la notizia già da un mese era di pubblico dominio e che la stampa e le agenzie nazionali l’avevano ampiamente riportata, poiché la seduta della commissione per l’apertura delle buste era stata pubblica, come prevede la legge, e quindi tutti erano a conoscenza del risultato”. Pertanto, sostiene l’esponente Pd, “le accuse sono infamanti e ridicole. Aspetto il momento giusto per procedere a querelare i calunniatori a cui consiglio di prepararsi a pagare per le loro diffamazioni – scrive ancora su Facebook – A volte, ricevere un avviso di garanzia – è la sua tesi – è segno del fatto che si fanno cose importanti a favore dei cittadini e che si toccano interessi che non vogliono mettersi da parte e accettare gli esiti di gare regolari e trasparenti”.

Per Rossi “la cosa più vergognosa e triste di questa vicenda è che con la strumentalizzazione della giustizia amministrativa e ora persino di quella penale si è sviluppato un contenzioso che ha ritardato di almeno 4 anni la partenza del nuovo servizio” di Tpl “provocando un danno alle casse regionali di due milioni di euro per ogni mese e impedendo ai cittadini di beneficiare da anni di un trasporto pubblico locale moderno e con autobus nuovi”. Ma secondo il consorzio che ha perso la gara le cose non stanno così. Anzi.

Mobit: “Grottesco abbia vinto l’offerta peggiore”

Da quando è stato ufficializzato l’esito della gara, Mobit – il consorzio sconfitto – ha avviato una battaglia amministrativa e ha presentato anche un esposto alla Procura di Firenze che ha fatto avviare un’indagine su presunte irregolarità nell’aggiudicazione della gara. La Guardia di finanza ha acquisito negli uffici della Regione Toscana e di Autolinee Toscane la documentazione della gara. L’appalto, che avrebbe dovuto diventare operativo l’1 giugno, riguarda l’intero servizio di trasporto pubblico locale. Mobit dal canto suo fa presente di aver presentato “la miglior offerta tecnica e un’offerta economica superiore a quella di Autolinee Toscane di poco più dell’1%. Mobit conferma nel rispetto degli esiti della gara il contenuto integrale dell’offerta presentata. Per contro, la Regione ha assicurato ad Autolinee un aumento di corrispettivo pari quasi al 7%. In conclusione la Regione, ancora prima della sentenza definitiva, vorrebbe avviare il servizio alle condizioni dell’offerta dei francesi, peggiore tecnicamente, assegnando risorse che sopravanzano l’offerta di Mobit“, fa presente la sigla di imprese. “È un maggior costo di circa 17 milioni l’anno, dalle tasche dei toscani a quelle di una società straniera monopolista a casa propria. Mobit continuerà a segnalare ogni misura che pervenga grottescamente ad assegnare il servizio all’offerta peggiore“, annuncia il consorzio.

Adolfo Spezzaferro

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