Roma, 8 feb – A dicembre la produzione industriale italiana registra un nuovo calo, con una variazione ampiamente negativa sia su base congiunturale sia in termini annui. L’Istat spiega che la flessione fa prospettare “serie difficoltà di tenuta dei livelli di attività economica“.

L’Istituto statistico diffonde i dati preliminari della produzione stimando per dicembre che l’indice diminuisca dello 0,8% rispetto a novembre. Ma attenzione, a dicembre 2018 l‘indice è diminuito in termini tendenziali del 5,5% su base annua. Si tratta della diminuzione tendenziale più accentuata dal dicembre del 2012. Nella media del 2018 la produzione è cresciuta dello 0,8% rispetto all’anno precedente.

“Dopo il punto di massimo di dicembre 2017, in tutti i trimestri del 2018 la produzione ha registrato, al netto della stagionalità, flessioni congiunturali, con un calo più marcato nell’ultimo trimestre”, commenta l’Istituto.
Però – ecco l’unica buona notizia – “ciononostante, nel complesso dell’anno i livelli produttivi risultano in moderata crescita, grazie all’effetto di trascinamento dovuto al positivo andamento dell’anno precedente”, precisa l’Istat.

Il quadro è preoccupante. Tutti i principali settori di attività economica registrano variazioni tendenziali negative. Le più rilevanti sono quelle dell’industria del legno, della carta e stampa (-13,0%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-11,1%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-7,9%).
L’indice destagionalizzato mensile mostra un lieve aumento congiunturale solo nel comparto dei beni intermedi (+0,1%); diminuiscono invece i beni di consumo (-2,9%) e l’energia (-1,5%) mentre i beni strumentali registrano una variazione nulla.

Recessione o battuta d’arresto?

Nel terzo e nel quarto trimestre del 2018, come è stato già reso noto nei giorni scorsi, il Pil ha segnato la seconda variazione congiunturale negativa, entrando nella cosiddetta recessione tecnica.
Ebbene, l’Istat ribadisce che il calo è dovuto principalmente a “una nuova flessione della domanda interna” (gli italiani non hanno soldi da spendere), e che prosegue il peggioramento dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese, e le prospettive sono “di serie difficoltà di tenuta dei livelli di attività economica”.

L’opposizione coglie l’occasione per attaccare il governo Lega-M5S, accusandolo di non aver varato politiche economiche adeguate e chiedendo una manovra correttiva.
Ipotesi, questa, respinta ieri dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, il quale preferisce parlare di battuta d’arresto, più che di recessione vera e propria.

Ludovica Colli

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Commenti

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3 Commenti

  1. Numeri drogati,messi in prima pagina da una Istat piddina e farlocca……..che di maio sia un emerito incompetente, inadeguato ed a capo di un gruppo di ex comunistoidi falliti,pare chiaro a tutti ma ricordo che l’istat , come altre agenzie ridicole,sono in mano a traditori anti-italiani…….. dunque nei sei anni di dittatura nauseabonda piddina il paese era in crescita…..???? Di numeri ne arriveranno di peggiori, poiché il letame lasciato dalla nauseabonda fecciaglia sinistra sorosiana è stato ben coperto da una burocrazia collusa,che dal quirinale in giù ha già portato l’Italia al fallimento………siamo un paese fallito e corrotto,con i gangli della burocrazia economica in mano a raccomandati insipienti……….. auguroni.

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