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Londra, 11 lug – Per una volta partiamo da dove ci siamo lasciati. Dalla sofferenza, quella dell’ultima ora di Italia – Spagna, con il logorante possesso palla iberico (65%, con più di 800 passaggi completati) che ha testato la tenuta psicologica della nostra retroguardia: è proprio nella condivisione del sudore e della fatica in momenti avversi – ma vincenti – il segreto degli spogliatoi più coesi. E poi dall’orgoglio, come quello espresso nelle parole di Bonucci al termine della semifinale. Oltre alla consapevolezza del cosa significa essere italiani, il vanto di averlo muscolarmente mostrato all’Europa intera.



“La storia addosso, il futuro adesso”

A proposito di muscoli, nella palestra di Coverciano c’è un murale raffigurante Toni, Pirlo e Zambrotta nel momento esatto in cui Grosso spiazza Barthez – sì, proprio lui, quello del “l’Italia non farà strada” – e ci consegna così la Coppa del Mondo. “La storia addosso, il futuro adesso” recita invece la scritta a caratteri cubitali. Si dice che Roma non fosse devota alla Vittoria in quanto mieteva successi su successi, al contrario vinceva proprio perché fervidamente dedita al culto della dea alata. È tutta qui la spiegazione di questo gruppo famelico che fin dall’1-0 della partita inaugurale ha festeggiato ogni gol come se fosse il più importante della competizione. Storia e futuro che si intrecciano più di quanto possa sembrare logicamente possibile.

Nel rettangolo verde di Wembley troviamo di fronte “i padroni di casa” di questo torneo itinerante, un’ Inghilterra – alla prima finale europea – solida ma leziosa. E chissà se la Perfida Albione abbia chiesto a olandesi (correva l’anno 2000) e tedeschi (2006) cosa abbia voluto dire per loro giocare sul terreno amico contro gli azzurri…

Italia – Inghilterra: il primo tempo

4-3-3 confermatissimo – e non poteva essere altrimenti – con il pacchetto difensivo composto da Di Lorenzo, Bonucci, Chiellini e Palmieri davanti al solito Donnarumma. In mezzo e davanti il Mancio opta per lo stesso assetto che ha steso diavoli e furie rosse: a Barella, Jorginho e Verratti il triplice compito di interdizione, sviluppo del gioco e supporto al tridente formato da Chiesa, Immobile e Insigne. Southgate dimostra di temerci e parte con un abbottonato 3-4-2-1 che vede Sterling largo a sinistra e Kane terminale offensivo.

Davanti a quasi 70.000 spettatori (di cui circa 7.000 italiani) va ancora in scena – come prevedibile – l’incresciosa genuflessione: se nei quarti pronti-via Lukaku ci ha graziato, questa volta Shaw colpisce sul cambio di gioco dell’esterno opposto Trippier. È il 2′ e siamo sotto 1-0. Sulle fasce fatichiamo sia in impostazione che in fase di ripiego: non a caso il primo quarto d’ora è di marca albionica. Passano i minuti e il furore inglese si spegne, ma gli azzurri non riescono comunque a impensierire Pickford. Al 35′ squillo di Chiesa: caparbia azione personale e mancino fuori di poco. Poche, pochissime idee ma qualche segnale di risveglio, infatti prima del riposo ci provano (velleitariamente) Immobile, Verratti e Bonucci.

Secondo tempo: siamo ancora vivi

La ripresa si apre con un giallo a Barella. Sterling prima si tuffa in area italiana, poi al limite opposto, stende Insigne: da fermo il napoletano sfiora l’incrocio. Il Mancio cambia: Cristante e Berardi per Barella e Immobile, entrambi decisamente sottotono. Scarpata di Bonucci – ammonito – al numero 10 inglese, Chiesa e Insigne provano a sfondare: per lo meno siamo vivi. Servirebbe un episodio, che arriva su calcio d’angolo al 67′ quando Bonucci sottomisura risolve una mischia iniziata da Cristante e Verratti. Il pareggio è benzina sulla fiamma azzurra, il nostro tridente non da punti di riferimento e ora i britannici sono in seria difficoltà. Berardi in girata al volo sfiora il sorpasso. A 5′ dal termine esce Chiesa (migliore dei nostri) colpito duro, al suo posto Bernardeschi. Nonostante il lungo recupero non ci si schioda dall’1-1.

11 metri per completare il Risorgimento azzurro

Insigne non ce la fa, dentro Belotti. Pochi giri di lancette e Locatelli sostituisce Verratti, forze fresche per le battute finali. Phillips ci prova dai 25 metri, ma sono ancora gli azzurri a tenere il pallino del gioco. Palmieri, in posizione di ala aggiunta, dalla sinistra fa partire un bel cross che Pickford respinge in qualche modo. Ultimi 15′ più equilibrati, qualcosa meglio le magliette bianche. Si rivede Florenzi, al minuto 119 guadagna un angolo: chiudiamo in avanti ma non c’è più tempo, si va ai rigori.

Berardi e Kane vanno a segno, Belotti sbaglia Maguire no. Il riscatto parte ancora da Bonucci, con Rashford che fa terminare il suo balletto sul palo. Bernardeschi fa centro, Donnarumma ipnotizza Sancho. Pickford devia sul legno il rigore di Jorginho ma è ancora Donnarumma a respingere Saka. Apoteosi Italia, neanche dio salva la regina.

Anche se solo per una notte, il capolavoro azzurro desterà tutto lo stivale. Tra birre e fumogeni, saranno sempre loro a prendersi la scena, l’inno di Mameli e il tricolore: entrambi sia bussola – quando navigare necesse – che àncora, nei momenti in cui siamo obbligati a rallentare il passo. Non sarà (solo) una partita di calcio a farci riscoprire come comunità di destino, ma visto l’abissale vuoto culturale in cui qualcuno vorrebbe farci sprofondare, può essere sempre un buon punto di (ri)partenza. Fratelli d’Italia, campioni d’Europa!

Marco Battistini

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