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La difesa secondo Sel, ovvero “come difendere il Paese delle Meraviglie”

by Cesare Garandana
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march-of-the-cards-3Roma, 2 apr – “Il terrorismo internazionale non si combatte con gli aerei F35, né con i sommergibili e tantomeno con nuovi sistemi d’arma. Si combatte con la diplomazia, la cooperazione internazionale, la cessazione delle ingerenze negli altri stati e la riduzione delle disparità tra nord e sud del mondo”: è questo il messaggio emerso da una della relazione di minoranza che Sel ha presentato in commissione Difesa della Camera a conclusione di un’ indagine conoscitiva sulla Difesa.

Parole belle ma che purtroppo sono più adatte ad un mondo uscito dalla penna di Charles Lutwidge Dodgson ( in arte Lewis Carroll) che a quello reale.

Durante una conferenza stampa a cui hanno partecipato i deputati di Sinistra Ecologia e Libertà Nicola Fratoianni, Donatella Duranti, Michele Piras e Giulio Marcon, il partito di Vendola ha chiesto la cancellazione di diversi programmi di investimenti militari, tra cui: i cacciabombardieri Stealth F35, lo stop all’acquisto di elicotteri NH90, CSAR, il nuovo trainer Alenia Aermacchi M 346, le fregate FREMM ed infine abbandono del programma FORZA NEC in cui si prevede un investimento complessivo di 22 miliardi di euro.

 

sinistra_ecologia_e_liberta__logoSecondo Sel tutto questo dovrebbe portare alla realizzazione “di un modello di difesa più sostenibile sia militarmente, rendendo trasparenti gli appalti e i contratti d’ acquisto, ma soprattutto sospendere, chiudere e annullare alcuni programmi di armamento per recuperare risorse da investire per combattere disoccupazione e precarietà”.

Ora, tralasciando il fantasioso concetto secondo cui si dovrebbe costruire un esercito più efficiente mediante la cancellazione di nuovi programmi ed omettendo polemiche su programmi specifici ,come l’F-35, già ampiamente trattate sulle pagine di questo quotidiano, sarebbe interessante capire come i vendoliani intendano “combattere disoccupazione e precarietà” andando a cancellare programmi di notevole ritorno industriale per l’Italia.

Ebbene si, perché l’NH90, in dotazione all’Esercito Italiano dal 2008, è prodotto dalla NHIndustries, un consorzio costituito da AgustaWestland, Eurocopter e Stork Fokker Aerospace. Com’è noto, AgustaWestland è un gioiellino anglo-italiano controllato da Finmeccanica che ha diverse sedi nel territorio nazionale, se limitiamo il numero dei suoi prodotti si rischia di mettere in difficoltà la ditta e di spingerla ad una riduzione di personale. Lo stesso dicasi ovviamente per il velivolo d’addestramento M346 Master Prodotto interamente da Alenia Aermacchi nel sito di Venegono (VA) che è stato scelto recentemente non solo dall’Aeronautica Militare Italiana ma anche da nazioni come Singapore, Polonia ed Israele. La contraddizione in termini è evidente, aumentare l’occupazione cancellando programmi che coinvolgono svariati lavoratori italiani tra diretti e settore indotto. E’ bene ricordare inoltre che il settore aeronautico è, quasi per definizione, il settore a più alto impatto tecnologico e di Know how in continuo aggiornamento ed evoluzione. In questo modo non si tagliano solo posti di lavoro, ma skill ben precisi e specializzati che vengono ricercati voracemente in altre parti del mondo. Alla riduzione della produzione (e quindi di posti di lavoro) si aggiunge dunque la perdita di preziose conoscenze che caratterizzano le eccellenze nazionali.

Parallelamente non si capisce come il taglio delle FREMM, acronimo di Fregata Europea Multi Missione e prodotte da un consorzio italo francese partecipato da Fincantieri e Finmeccannica, possa comportare un aumento di posti di lavoro. Riusciamo ad immaginare cosa comporta la produzione di una nuova Fregata? Centinaia e centinaia di posti di lavoro oltre che a diversi miliardi di euro di investimento che andrebbero persi e che andrebbero a disintegrare un settore che necessita sicuramente di supporto e non di ulteriori tagli. A questi si aggiungono i ritorni per MBDA e OtoMelara per tutti i sistemi d’Arma o per l’elettronica ed i sistemi di missione.

Se questi sono i presupposti non possiamo che gioire del lento logoramento di una sinistra ancorata a schemi e concetti del tutto obsoleti i cui cavalli di battaglia sono limitati all’antifascismo e al pacifismo, termini sicuramente più consoni ad una lezione di storia che a proposte industriali e geopolitiche.

Cesare Dragandana

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