Roma, 9 ago – Matteo Salvini è determinato a non perdere tempo e sta lavorando sodo con l’obiettivo di tornare alle elezioni già ad ottobre. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha imposto la parlamentarizzazione della crisi e ha chiesto al ministro dell’Interno di assumersi le responsabilità delle proprie decisioni in Aula. Da via Bellerio non se lo sono fatti ripetere due volte e così la Lega ha già presentato una mozione di sfiducia in Senato nei confronti del premier Conte, con cui si assume la responsabilità politica dell’atto, motivato soprattutto con il no alla Tav dei 5 Stelle. La presidente di palazzo Madama, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha convocato la conferenza dei capigruppo per lunedì 12 alle ore 16 che dovrà stabilire i tempi di discussione e di votazione della mozione di sfiducia.

Le tempistiche sono il dato politico

La questione politica adesso coincide esattamente con la questione delle tempistiche. Salvini punta ad andare al voto al massimo per il 27 ottobre, il che dovrebbe prevedere lo scioglimento delle camere subito dopo Ferragosto. Per questo il Carroccio vuole la convocazione del Senato per martedì 13 agosto, mentre le opposizioni sono orientate per lunedì 19 o martedì 20 agosto (e lasciare in ferie una settimana in più i propri parlamentari). La Lega ha convocato i propri senatori a Roma già da questo lunedì, ma è più probabile che la data per l’inizio della discussione scivolerà alla prossima settimana. La capigruppo potrebbe infatti decidere a maggioranza e, visto che bisogna assicurare il rientro nella Capitale di tutti i senatori, la data del 19-20 agosto è sicuramente più probabile.

Chi vuole il voto in primavera?

Quella di Salvini ora è una corsa contro il tempo. Non facile, perché se a parole le opposizioni si dicono tutte pronte al ritorno alle urne immediato, in realtà c’è chi già sta lavorando per fare “melina” e far scivolare la data del voto ad almeno primavera 2020. “Sono contrario a qualsiasi trasformismo, spiega, bisogna andare al voto. Nessuno faccia il furbo su questo”, assicura Zingaretti. Stessa cosa fa Di Maio che si dice pronto alle elezioni ma rilancia sull’approvazione del taglio dei parlamentari a inizio settembre.

Non ci sono i numeri per un Conte bis

Insomma in teoria un Conte bis o un governo tecnico non avrebbero i numeri. Ora dopo l’eventuale sfiducia a Conte, il presidente del Consiglio dovrebbe salire al Quirinale da Mattarella. Il presidente della Repubblica, preso atto della fine dell’esecutivo, dovrebbe valutare la possibile esistenza di una nuova maggioranza o decidere di sciogliere le camere. Da quel momento al giorno del voto dovrebbero passare almeno 60 giorni.

Davide Di Stefano

2 Commenti

  1. .far cadere il Governo in un momento in cui l’Italia ha bisogno di inportanti decisioni, soprattutto in campo finanziario, è da incosciente..Salvini si dimostra un vero leghista opportunista, non un vero , sincero, nazionalista…. l’Italia non merita un’altra crisi che la porterà a nuove e pericolise difficoltà.

  2. Matteo , libera nos a malo !

    I grullini NON sono in grado di governare , sono il volto triste del PD , con un capocomico che non fa + ridere come quel pagliaccio del suo vecchio autore (Ricci)

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