Roma, 3 dic – Di padre in figlio: “Questa volta Facebook lo uso io”. Antonio Di Maio, il padre del vicepremier e capo politico del M5S Luigi, a quasi un mese di distanza dalle prime notizie che lo hanno riguardato, debutta sul celebre social con un video di cinque minuti in cui legge la sua versione sulle vicende abusi edilizi, lavoratori in nero e debito da 176 mila euro contratto con lo Stato. E fa mea culpa, discolpando al contempo il figlio.

Sono un piccolo imprenditore che ha commesso degli errori”, ripete più volte.
Chiedo scusa per gli errori che ho commesso, chiedo scusa alla mia famiglia per i dispiaceri che hanno provato, e chiedo scusa anche agli operai che hanno lavorato senza contratto per la mia azienda anni fa”, afferma.

Mi dispiace per mio figlio Luigi che stanno cercando di attaccare ma, come ho già detto, lui non ha la minima colpa e non era a conoscenza di nulla“, chiarisce nel tentativo di scagionare una volta per tutte il vicepremier.

“Quando c’è crisi e a volte si ha paura di non poter andare avanti. Ho sbagliato – prosegue Di Maio senior – a prendere lavoratori in nero, per carità, ma l’ho fatto perché in quel momento non trovavo altre soluzioni a una situazione difficile. Io ho certamente commesso degli errori, delle leggerezze di cui mi prendo tutta la responsabilità. E, come ho già detto, sono pronto a rispondere dei miei errori, ma dovete lasciar stare la mia famiglia”.

Per quanto riguarda il debito, che l’Agenzia di riscossione (la ex Equitalia) non ha mai riscosso in dieci anni, Di Maio senior dà questa spiegazione: “Non esiste nessuna elusione fraudolenta. Nel 2006 ho deciso di chiudere la mia azienda per debiti tributari e previdenziali che non ero in grado di pagare. Non vi era altra strada che chiudere. Ma non ho sottratto i miei beni alla garanzia dei creditori”.

Come da prassi, quindi, è scattata l’ipoteca, rimasta inevasa dal 2010 ad oggi, sulla proprietà di Mariglianella: terreni su cui sono stati rilevati la scorsa settimana quattro immobili abusivi su cinque, con atti trasmessi alla Procura di Nola.

Di Maio ricorda poi che non sono state eluse le tasse da sua moglie, la docente Paolina poi diventata titolare della nuova impresa, che però – in quanto insegnante di scuola pubblica – era incompatibile.
L’imprenditore si dice vittima di “attacchi spropositati”, con l’obiettivo di “screditare Luigi e di togliergli la voglia di andare avanti. Cosa che non avverrà”.

Il finale è da antologia: “Voglio dire da padre a figlio, a Luigi, che mi dispiace per tutto quello che sta passando. Da padre, posso solo incoraggiarlo ad andare avanti, ma non perché è mio figlio, ma perché credo che stia facendo il bene di questo Paese, contro tutto e contro tutti“.

Adolfo Spezzaferro

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