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Roma, 26 gen – L’unico davvero contento, per la scelta del centrodestra di presentare Stefano Parisi come candidato alla presidenza delle Regione Lazio, è lui: Mauro Antonini, il candidato di CasaPound Italia. La scelta suicida del centrodestra, tutta d’apparato, legata a un immaginario liberale ed europeista e nata sotto il segno dell’inciucio, fa salire le quotazioni dell’uomo di Cpi, pronto all’ingresso alla Pisana. Abbiamo intervistato Antonini per capire cosa ha in mente per il futuro del Lazio.
Innanzitutto un commento sull’operazione Parisi.
Hanno messo il candidato a perdere, l’uomo buono per tutte le elezioni in cui si perde. E poi, non essendo legato ai partiti, nessun partito potrà poi essere ritenuto responsabile della sconfitta. C’è inoltre l’impressione che, dato che il centrodestra crede di vincere facilmente in Lombardia, in qualche modo ‘non possa’ provare a vincere anche nel Lazio, per la logica dell’eterno inciucio.
Molti degli scontenti di Parisi guardano però con interesse a Pirozzi.
Pirozzi ha il merito di aver gestito molto bene la comunicazione e i rapporti con la politica nazionale dopo i tragici giorni del terremoto. Da qui a pensare che sia automaticamente un ottimo amministratore regionale ce ne passa, tuttavia. Di sicuro potrebbe essere un valore aggiunto se si affiancasse a un movimento realmente radicato e strutturato sul territorio, come il nostro. Altrimenti, il rischio di un grillismo 2.0 “di destra” è forte.
Anche nel Lazio, CasaPound si scontra con la logica del “voto utile”. Cosa si risponde a chi vi invita a non disperdere voti?
Non si disperderà nessun voto. Votando noi si vota chi rappresenta gli italiani nei quartieri popolari. Del resto il voto utile come può essere rappresentato da altri, ovvero da coloro che ignorano queste problematiche e sono pronti all’inciucio? Chi ciancia di voto utile si riferisce a quel voto che permetterà a questi signori di rimanere incollati ad una poltrona. Qui esiste un solo voto rivoluzionario e vicino per davvero ai cittadini. L’unico voto possibile per i laziali è quello a CasaPound Italia.
Insomma, serve un candidato che non venga dal Palazzo, giusto?
Esatto. Nel tour del Lazio che sto facendo, mi accorgo che anche le zone in cui si crede che si viva bene sono spesso, in realtà, dei territori devastati. Ci sono posti, nella regione, che non sono secondi a quartieri romani come l’Albuccione o il Tiburtino III, in quanto a degrado, insicurezza e miseria. Serve qualcuno che abbia familiarità con queste problematiche e che possa portare in regione delle istanze che i signori dei partiti non conoscono o hanno dimenticato.
Qualche proposta significativa del tuo programma?
Citerei sicuramente il Reddito regionale di natalità, che non è altro se non l’applicazione regionale della nostra proposta nazionale. E poi vorrei imporre la parola d’ordine della “regione a immigrazione zero”.
Cosa può fare la regione contro un fenomeno così vasto come l’immigrazione?
Dalla regione si possono fare molte cose. Già solo avere un punto di riferimento regionale per quei sindaci e quegli amministratori locali che intendono opporsi al progetto Sprar significherebbe tantissimo. La riscossa contro l’invasione non può che partire dai territori.
A quanto punta realisticamente CasaPound alle regionali?
A questo punto possiamo tranquillamente puntare anche al 10%.



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