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Roma, 31 lug – Partiamo dalla fine: a Firenze uno dei tanti immigrati della Costa d’Avorio ha aggredito due vigili urbani, ha sottratto loro la pistola d’ordinanza e ha sparato quattro colpi. Fortunatamente a terra. L’aggressione è avvenuta durante un controllo, nei pressi dello stadio Artemio Franchi. L’ivoriano era senza documenti.

Poco prima a Follonica un altro immigrato, questa volta senegalese, è salito sull’autobus e alla richiesta dell’autista di mostrargli il biglietto lo ha spintonato dicendogli “pensa a guidare”. Il senegalese, che è uno dei 54mila immigrati vagabondi che hanno fatto ricorso contro la negazione dello status di rifugiato, è subito scappato ma la polizia lo ha bloccato poco lontano dalla fermata del bus.

Sempre questa mattina, a Roma stavolta, un tunisino di 22 anni in un bar ha chiesto a una donna una sigaretta. Lei gliel’ha negata e lui ha cominciato a insultarla. Il marito della donna è intervenuto e il tunisino gli ha tirato un pugno in faccia e con uno sgabello ha picchiato il figlio minore della coppia. Poi si è cambiato, ha indossato una camicia al posto della maglietta, ed è scappato. Anche lui è stato preso dalla polizia. Aveva già l’obbligo di firma.

Ieri a Bari un’anziana signora è stata aiutata da un nigeriano a portare la spesa dal supermercato a casa. In cambio l’ha picchiata e violentata. L’immigrato era ospite del Cara di Bari.

Quelli finora elencati sono solo alcuni degli episodi delle ultime 24 ore di cronaca in Italia. Si aggiungono a quelli dei giorni scorsi, avvenuti a Siena, a Milano, sui treni, per strada, nelle periferie delle grandi città, nei piccoli centri di provincia. Testimoniano come, complice anche il caldo, gli immigrati che sono arrivati in Italia per la stragrande maggioranza non siano risorse, ma persone traumatizzate da estenuanti viaggi della speranza e vittime di torture e violenze, che hanno segnato la loro salute mentale. In Italia vengono accolti a suon di quattrini, senza tener conto delle conseguenze di queste sconsiderate scelte politiche, che arricchiscono le cooperative ai danni degli italiani.

Anna Pedri

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