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Roma, 31 lug – Navi italiane in Libia, navi delle ong che fanno il brutto e il cattivo tempo, navi a difesa dell’Europa. Cosa sta succedendo nel Mediterraneo? Lo abbiamo chiesto a Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound Italia.

Navi italiane in Libia: sì, no, forse. Andiamo, ma non si è capito bene a fare cosa…

Se la Libia è uno Stato sovrano, se esiste e può dire “noi”, ebbene questo Stato sovrano ci sta facendo invadere a colpi di mille arrivi al giorno. Credo quindi che noi dobbiamo intervenire militarmente, anche se questo Stato o pseudo-Stato non desiderasse il nostro intervento. Non ci dobbiamo limitare al pattugliamento. Nella Tripolitania, governata da Serraj, non esiste uno Stato. Lui non governa neanche il suo giardino di casa. Ci sono bande armate e anarchia. Noi dobbiamo intervenire militarmente per fermare tale anarchia, senza continuare a farci prendere in giro.

Chi, invece, nel Mediterraneo fa quello che vuole sono le ong. Oggi firmeranno il “Codice di condotta” al Viminale. Ma è normale che uno Stato tratti i regolamenti con degli enti privati?

Per noi la soluzione è chiudere i porti a tutte le ong straniere e a tutti quelli che fanno il lavoro da “scafisti arcobaleno”. Se invece continuano a girare indisturbati nel Mediterraneo e a fare quello che vogliono, la responsabilità è solo del governo italiano.

Mentre le ong vanno e vengono a piacimento, l’unica imbarcazione a cui hanno fatto delle storie è stata la C-Star, della missione “Defend Europe”. 

Iniziativa lodevole, interessante da un punto di vista mediatico. Bravi, quindi, i ragazzi che lo stanno facendo. Da un punto di vista pratico la scelta politica che spetta a un movimento politico strutturato come il nostro è quella di chiedere la chiusura dei porti. Vedere quella barca fa sicuramente piacere, significa che c’è una reazione da parte di alcuni europei, ma credo che purtroppo dal punto di vista pratico cambierà poco.

Alberto Palladino

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