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Roma, 17 gen – Il governo gialloverde deve trovare la quadra su quota 100 e reddito di cittadinanza, le due misure bandiera di Lega e M5S, finora rinviate. Ma i due alleati di governo restano divisi su praticamente tutto.

Fondamentale in tal senso il vertice di oggi tra il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier, il leader della Lega Matteo Salvini e il capo politico del M5S Luigi Di Maio.
A quanto pare c’è la volontà condivisa di approvare domani il cosiddetto “decretone” su reddito di cittadinanza per i meno abbienti e quota 100 per superare la legge Fornero sul fronte delle pensioni.

Oggi pomeriggio quindi si dovrebbe tenere il Consiglio dei ministri, anche se non ci sono ancora convocazioni ufficiali. L’obiettivo del governo è di chiudere entro la giornata di oggi e evitare un nuovo slittamento dopo quello della scorsa settimana.

Di Maio spinge per chiudere entro stasera mentre nella Lega c’è un atteggiamento più prudente, in attesa di vedere le nuove bozze e le relazioni tecniche. “I soldi ci sono, lasciamo che i tecnici facciano il loro mestiere su provvedimenti che riguardano milioni di italiani“, ha affermato il ministro dell’Interno, ad Oristano per la campagna elettorale in vista delle Regionali. “Abbiamo chiesto ai tecnici che i conti siano perfetti sino all’ultima virgola”, ha aggiunto il vicepremier. “Quindi che si prendano le ultime ore necessarie, perché poi si parte”.

“Tanti gli impegni che mi aspettano a partire da domani. Innanzitutto avremo un consiglio dei ministri importantissimo. Approveremo il decreto che contiene i due provvedimenti chiave di questo governo: il reddito di cittadinanza e quota 100, misure che molti italiani aspettano da tempo e che finalmente diventeranno leggi dello Stato”, ha scritto, dal canto suo, il premier Conte, di rientro dalla missione in Niger e Ciad.

Nel corso del vertice in programma stamattina non è escluso che Conte, Di Maio e Salvini affrontino altre questioni rimaste appese, in primis la nomina del presidente della Consob, vacante dalle dimissioni di Mario Nava, quattro mesi fa. Sulla nomina, che spetta a Sergio Mattarella, su proposta del premier, è in atto un confronto interno ai 5 Stelle, con una parte del M5S apertamente favorevole a Marcello Minenna, tra cui Di Maio, da una parte, e il premier, dall’altra, che ha voluto tenere per sé l’ultima parola e che potrebbe proporre un altro nome per superare lo stallo.

Ma un nodo cruciale è quello delle misure per i disabili, oggetto dell’ennesimo braccio di ferro M5S-Lega nel “decretone”.

La Lega dal canto suo minaccia di non votare il reddito di cittadinanza senza le risorse adeguate per gli invalidi. Nell’ultima bozza del decreto circolata la platea dei beneficiari sarebbe stata allargata a circa 254 mila famiglie con almeno un componente invalido, con il 67% o più di invalidità. E sarebbero state inserite nuove tutele. Il tempo stringe: il decretone dovrebbe entrare in vigore a marzo, secondo quanto annunciato dal governo.

La coperta è corta, si dice. La questione più importante è quella delle coperture finanziarie. Il governo dice che i soldi ci sono. Ma è evidente che, se anche fosse, non ha ancora trovato la quadra su come utilizzarli.

Adolfo Spezzaferro

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