Roma, 18 set – Chi credeva che quella degli sbarchi fosse un’emergenza superata si è dovuto ricredere ben presto: circa 1800 immigrati sono infatti sbarcati nelle ultime ore nei porti siciliani. Il tutto quando, nel mese scorso, si era registrato un calo superiore all’80% rispetto al mese scorso. Perché erano quasi cessati gli arrivi? E perché ora sono ripresi? Non è chiaro al 100%, ma di sicuro c’entra la situazione in Libia in entrambi i casi. Lo stop derivava da una molteplicità di fattori: il fermo alle ong, la missione italiana in accordo con Sarraj, ma anche accordi piuttosto loschi con trafficanti e malavitosi locali.

Si è detto che in Libia abbia cominciato a operare una sorta di milizia controllata da mafiosi locali che, per settimane, ha impedito ai barconi di salpare. Ovviamente nessuno fa niente per niente ed era ovvio che la rotta sarebbe stata riaperta non appena i capibastone locali avessero di nuovo voluto battere cassa. Ma ci sono anche implicazioni politiche. Sembra, per esempio, che il consiglio militare della città della Tripolitania non abbia gradito l’invito dell’Italia a Khalifa Haftar (il generale è atteso a Roma il 26 settembre per incontrare il ministro della Difesa Roberta Pinotti). “Denunciamo l’invito giunto specie perché la Corte penale internazionale ha chiesto ripetutamente l’arresto degli affiliati (del generale) colpevoli di aver commesso crimini di guerra”, spiega in una nota il Consiglio militare di Sabratha. La ripresa degli sbarchi sarebbe quindi una “ritorsione” rispetto all’invito in Italia del generale? “I due accadimenti non sono affatto slegati”, spiegano fonti libiche raccolte da La Stampa.

Sabratha è considerata il centro principale del traffico dei migranti diretti in Italia. Le milizie locali rispondono ad Ahmed Al Dabbashi, detto Al Amnu (lo zio), a cui sono legate la Brigata Anas Al Dabbashi (nome di martire di famiglia). Ci sarebbero loro dietro la misteriosa “Brigata 48”, il gruppo armato composto da centinaia di civili, poliziotti e membri dell’esercito che si è messo a presidiare le coste libiche, bloccando le partenze degli immigrati per l’Italia. Il gruppo armato gestirebbe anche un centro di detenzione per migranti nella stessa area a ovest di Tripoli, la più interessata dalle partenze verso le coste italiane. La Brigata 48 avrebbe preso possesso anche di un centro di detenzione precedentemente in mano ai trafficanti di esseri umani dove, oggi, rinchiudono gli immigrati che riescono a bloccare prima della partenza. Ecco chi sono i tizi che ricattano l’Italia: “lo zio” e la sua Brigata. Vi sembra normale?

Giorgio Nigra

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