Roma, 25 giu – Lo ius soli? È una priorità per i politici, non per gli italiani, che si dichiarano in maggioranza ostili al cambio delle leggi sulla cittadinanza. Secondo un sondaggio riportato dal Corriere della Sera, oltre la metà degli italiani (54%) è contraria alla riforma, mentre il 44% si dichiara favorevole. Un sondaggio Ipsos pubblicato nel 2011 vedeva il 71% dei favorevoli contro il 27% dei contrari. La cosa ha un senso: in mancanza di una vera emergenza immigratoria, il provvedimento – comunque criticabile – assume tuttavia un aspetto più inoffensivo. Ma lo ius soli al crocevia di tre emergenze – invasione, terrorismo, crisi demografica – diventa una scelta semplicemente suicida. La nuova legge, infatti, non può essere giudicata in astratto, facendo leva magari su generici “diritti” dei bambini, ma tenendo conto di ciò che tale cambiamento rappresenterebbe nella nostra società odierna.

Non stupisce il posizionamento in base alle preferenze politiche. Gli elettori del Pd sono in larga misura favorevoli (78%) mentre tra quelli della Lega e di FI prevale nettamente la contrarietà (86%). Il fatto che un buon 22% di elettori piddini non sia favorevole allo ius soli è comunque una notizia. Nel Movimento 5 Stelle, invece, il 58% i contrari allo ius soli a fronte del 42% di favorevoli. Segno che, come si sapeva, gli elettori dei girllini sono più avanti dei loro eletti. Tra i contrari allo ius soli, spiccano categorie come i commercianti, gli artigiani e i piccoli imprenditori, gli operai, i disoccupati e i pensionati. Inoltre, la presenza degli immigrati rappresenta una minaccia per il 50% degli italiani mentre il 49% è di parere opposto. Ma questo è il cuore della democrazia odierna: sulle questioni cruciali, si sceglie sempre oltre il popolo, nonostante il popolo, contro il popolo.

Giorgio Nigra

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