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Roma, 1 ago – Un altro schiaffo all’Italia e al ministro dell’Interno Marco Minniti arriva, ancora una volta, dalle ong. Già ieri si era parlato delle due organizzazioni, presenti nel Mediterraneo per trasferire disperati dai barconi alle coste italiane, che si rifiutavano di firmare il codice di condotta messo a punto dal Viminale per limitare gli sbarchi sulle nostre coste. In serata al coro di no si è aggiunta anche Medici Senza Frontiere, che ha dichiarato: “In nessun Paese in cui lavoriamo accettiamo la presenza di armi, ad esempio nei nostri ospedali”.

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Il testo dell’accordo prevedeva un impegno in 13 punti, tra cui quello di non spegnere i transponder, non entrare in acque libiche se non dietro precisa richiesta o pericolo, non trasbordare migranti su altre imbarcazioni, non ostacolare il lavoro della Guardia Costiera e accettare le presenza di militari italiani a bordo, in particolare funzionari di polizia giudiziaria, per poter raccogliere prove finalizzate alle indagini sul traffico di esseri umani. Tutte cose che le organizzazioni non governative rigettano.

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Le ong non ci stanno e Minniti, duro, afferma che il divieto di sottoscrivere l’accordo “pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse”.

Su 9 organizzazioni che con le loro navi fanno servizio di taxi del mare tra la Libia e l’Italia solo 5 hanno accettato il confronto con il Viminale, la alla fine le uniche ong che hanno deciso di accettare le regole italiane e firmare l’accordo sono MOAS e Save The Children. Proactiva Open Arms, una delle due ong che ieri si era detta contraria alla firma, ha fatto pervenire una comunicazione per annunciare il suo cambio di rotta e la volontà di firmare l’accordo.

Anche l’Unicef si è espressa negativamente, dicendo che il codice di condotta “potrebbe mettere a rischio molte vite, soprattutto quelle dei bambini”. Insomma, Sea Watch, Sea ye, Association europeenne de sauvetage en mer (Sos Mediterranee), Jugend Rettet, Medici Senza Frontiere, boicottano l’accordo perché sostengono che vada contro le leggi del mare che impongono di salvare vite umane e portarle nei porti più vicini. Anche se i porti più vicini alle acque, e alle coste, libiche non sono quelli italiani ma quelli maltesi e tunisini.

Anna Pedri

 

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