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Roma, 18 dic – La manovra del governo gialloverde non va bene. Per l’Unione europea mancano all’appello ancora tre miliardi. Le correzioni inviate dall’esecutivo Lega-M5S non bastano ad evitare la procedura d’infrazione per deficit eccessivo.
Quindi la trattativa tra governo Conte e Commissione Ue è in stallo. Mentre il tempo stringe e per l’Italia si profilano sempre più le sanzioni.
Il ministro dell’Economia Giovanni Tria e i commissari Ue proseguono la trattativa per trovare il modo di limare ancora i saldi della legge di Bilancio.
Dal canto loro, i due vicepremier, il leader della Lega Matteo Salvini e il capo politico del M5S Luigi Di Maio, fanno sapere che non ci sono più margini di trattativa e che il deficit/Pil deve restare al 2,04. La Commissione Ue ha chiesto un taglio di almeno altri tre miliardi di euro: Tria non li ha trovati. Siamo quindi all’impasse. Mentre si avvicina la scadenza per presentare la manovra.
Da Bruxelles a giorni dovrebbero arrivare le raccomandazioni per l’Italia con cui andranno corretti i conti nei prossimi anni. Il verdetto finale però potrebbe arrivare il mese prossimo con le riunioni di Eurogruppo e Consiglio europeo. In quei vertici i capi di Stato e di governo Ue, insieme con la Commissione, decideranno le sorti dell’Italia.
Intanto in un’intervista ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format I Lunatici, il premier Di Maio è tornato a difendere la manovra, assicurando che “nelle prossime ore” si chiuderà senza tagli al reddito di cittadinanza o a quota 100.
Come, però, non ci è dato sapere.
Così come non è chiaro se il governo vuole davvero andare allo scontro finale con Bruxelles o se – come successo finora – continuerà a piegarsi ai diktat Ue fino alla resa definitiva.
Di Maio spiega che “queste sono ore decisive per il dialogo con l’Europa. Tutto quello che potevamo fare lo abbiamo fatto e lo stiamo facendo. Abbiamo fatto una legge di bilancio che mantiene le promesse e stiamo anche facendo un’offerta all’Unione Europea di riduzione del deficit, che ci permette quindi di stare non proprio del tutto nei parametri ma di dare un segnale di dialogo”.
Poi assicura che “non ci sarà nessun accordo se ci chiederanno di tradire gli italiani. Ci sarà un accordo sulle promesse mantenute, non su quelle tradite. Le prossime ore – ribadisce Di Maio – saranno decisive, dopo l’alba si rimetterà in moto la macchina del Governo per l’ultima volta. Stanotte il ministro Tria e il presidente Conte hanno lavorato agli ultimi conti, ora si dovrebbe chiudere. Sono fiducioso su questo. Dal primo gennaio entrerà una legge di bilancio che può dar vita a un cambiamento in Italia”.
Sul fronte delle misure-bandiera di Lega e M5S, il vicepremier spiega che “siccome partono un po’ dopo, il reddito a marzo e quota 100 a febbraio, costeranno un po’ di meno. Quando ci sediamo al tavolo io, Conte e Salvini troviamo sempre una quadra. Quello che abbiamo ottenuto ogni volta che abbiamo dialogato è un miglioramento sia dei rapporti tra di noi che di risultati per gli italiani. La gente che mi ferma per strada mi chiede di non litigare, di proseguire verso gli obiettivi e di risolvere i problemi”.
Il vicepremier Salvini è sulla stessa linea e ammette: “Ci saranno due miliardi in meno per la riforma della legge Fornero. I tecnici ci dicono che su 500 mila italiani che potrebbero andare in pensione molti andranno avanti”.
Ecco, ora è chiaro che il governo gialloverde sta cedendo sovranismo (oltre che sovranità). Staremo a vedere se davvero non cederà ulteriore terreno a Bruxelles e se difenderà fino alla fine la nuova “Alamo” del deficit al 2,04 per cento.
Adolfo Spezzaferro





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