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Roma, 30 ott – A quanto pare, il Movimento 5 Stelle correrà da solo alle prossime elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria. Dopo la pesante sconfitta subita in Umbria (dove i 5 Stelle hanno perso ben 20 punti percentuali fermandosi al 7,4%) in una coalizione insieme al Pd, i “gialli” si candideranno senza i “fucsia”. “Non c’è modo di nascondervi nulla, sapete già tutto“: con una battuta il capo politico del M5S Luigi Di Maio ieri sera, uscendo dal Senato, ha così confermato quanto trapelato dalle riunioni che ha tenuto sulle Regionali in Emilia Romagna e Calabria con gli eletti e i referenti pentastellati sul territorio.

“In Emilia Romagna solo con liste civiche”

“Oggi con il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio è stato un incontro molto positivo. Siamo siamo tutti concordi, sia come parlamentari che come consiglieri regionali che hanno svolto un ottimo lavoro in questi cinque anni, nel presentarci da soli, senza fare alleanze con i partiti, in occasione delle prossime regionali in Emilia-Romagna. E’ stato inoltre ribadito che le uniche alleanze che valuteremo di fare saranno quelle con le liste civiche”. Così in una nota i parlamentari emiliano-romagnoli del M5S.

Di Maio nel mirino: cresce la fronda pentastellata

La debacle in Umbria porta la firma di Di Maio – la politica funziona così – e il capo politico torna nel mirino della fronda pentastellata, che secondo alcune voci insistenti tra i 5 Stelle, potrebbe tirare fuori un documento di alcune decine di deputati per chiedere almeno un ridimensionamento, una specie di commissariamento. Tra i pochi a chiedere apertamente le dimissioni del capo politico c’è il senatore Mario Giarrusso, che parla di “tracollo” alle regionali e di “parecchi passi indietro” di Di Maio con i suoi quattro incarichi.

Delusione anche per Grillo e Conte, convinti sostenitori dell’alleanza con il Pd

Ma i delusi a 5 Stelle ce l’hanno anche con Beppe Grillo e Giuseppe Conte, che hanno puntato convinti sull’alleanza con il Pd, anche a livello locale, e sono intenzionati a tenere la linea. Di Maio invece, che tenta di salvarsi in corner, ha ribadito chiaramente: “Possiamo metterci con movimenti che lavorano sul territorio, non con altre forze politiche“.

Insomma, l’impressione è che Di Maio cerchi di assecondare il più possibile la base nell’auspicio di continuare a governare con il Pd. I giallofucsia quindi si ritrovano nella scomoda posizione di stare insieme a Palazzo Chigi e presentarsi divisi alle elezioni.

Adolfo Spezzaferro

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