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Roma, 18 feb – Dopo i 15 no al governo Draghi di ieri da parte dei dissidenti, il M5S è ormai a un passo dalla scissione. Il Movimento ora caccerà i 15 senatori che hanno votato no alla fiducia, contrariamente a quanto deciso dalla base degli iscritti su Rousseau (ossia di sostenere l’esecutivo Draghi). “I 15 senatori che hanno votato no alla fiducia saranno espulsi“, scrive su Facebook il capo politico ad interim del M5S, Vito Crimi.  Mentre per chi non si è presentato o è andato via (sette in totale) arriverà un provvedimento da parte dei probiviri ma non sarà espulso. Tuttavia i no di ieri sembrano preludere a una scissione, perché tra i grillini contrari all’esecutivo dell’ex presidente della Bce ci sono nomi di peso, come l’ex ministro del Sud Barbara Lezzi.

Tra i 15 dissidenti la Lezzi, Morra e Lannutti

Il M5S perde ancora pezzi, stavolta anche importanti, Oltre alla leader dei dissidenti Lezzi, c’è il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra, c’è il fondatore dell’Adusbef Elio Lannutti. E poi Rosa Silvana Abate, Luisa Angrisani, Margherita Corrado, Mattia Crucioli, Fabio Di Micco, Silvana Giannuzzi, Bianca Laura Granato, Virginia La Mura, Elio Lannutti, Matteo Mantero, Cataldo Mininno, Vilma Moronese, Fabrizio Ortis. Insomma, è difficile immaginare che resteranno in Senato sparpagliati come semplici ex M5S.

In caso di scissione c’è pure già il simbolo per il nuovo gruppo in Parlamento

Indicativo, in tal senso, sarà vedere in quanti tra i 5 Stelle oggi voteranno no alla fiducia alla Camera (forse una decina). Certo, ci sarebbe il problema del simbolo da usare per un nuovo gruppo. Ma potrebbe essere ovviato prendendo in prestito il simbolo di Italia dei Valori (come accaduto con il Maie per i “responsabili” di Conte al Senato, poi superati dagli eventi).

Grillo prende tempo sulla modifica dello statuto e blinda Crimi

In questa delicata fase per il Movimento ci si mette pure il voto degli iscritti su Rousseau che congeda il capo politico per dare spazio a un comitato direttivo di cinque membri. Anche se Beppe Grillo ha detto che Crimi è ancora in carica. Ma carta canta, come si suol dire: i sì sono l’89%. Prima o poi si dovrà tener conto della volontà della base. Il garante intanto dice che “non è il momento, aspettiamo”. Ma dopo l’addio di Alessandro Di Battista, leader dei “duri e puri”, il Movimento difficilmente riuscirà ad evitare la scissione.

Adolfo Spezzaferro

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