Roma, 23 set – Una fregatura coi fiocchi, impacchettata all’uopo con il beneplacito del governo italiano. Al vertice di La Valletta, a cui oggi hanno partecipato Malta, Italia, Germania, Francia e Finlandia, oltre al commissario europeo Dimitris Avramopoulos, è stata raggiunta una bozza di accordo per il ricollocamento dei richiedenti asilo. Ma non è affatto una buona notizia come il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, vorrebbe farci credere. Si tratta di un “primo passo concreto dell’approccio ad un’azione comune europea” sull’immigrazione, ha detto Lamorgese, che ha sottolineato i “tempi rapidi”, ovvero “entro quattro settimane”, previsti dall’accordo per il ricollocamento dei richiedenti asilo.

La rotazione volontaria

Secondo il ministro dell’Interno “da oggi l’Italia non è più sola”, perché è stata data “ampia disponibilità a seguire una linea europea” e si prevede “una rotazione volontaria dei porti”. Fermo restando che si tratta appunto di una bozza di accordo, visto che il documento verrà vagliato al vertice dei ministri dell’Interno dell’Ue previsto il 7 e l’8 ottobre in Lussemburgo, la questione della “rotazione volontaria” dei porti è già di per sé piuttosto discutibile.

E’ prevedibile infatti che ciascun Stato europei adotti atteggiamenti diversi a riguardo. Altro nodo è la “distribuzione dei migranti su base obbligatoria”, che come riferito da Lamorgese è prevista con percentuali che verranno stabilite in base al numero degli Stati Ue che aderiranno all’accordo. Anche in questo caso non vi è dunque alcuna garanzia, perché è verosimile che non tutti sottoscriveranno volentieri questa intesa.

Sbarchi autonomi non inclusi nell’accordo

“La cosa importante – ha detto il ministro- è arrivare in Italia in sicurezza. In futuro dovremo anche pensare a un sistema di quote e corridoi umanitari“, ha precisato. Sorvolando su quest’ultima casistica, che pesa interamente sulle casse pubbliche, la questione decisamente più preoccupante riguarda la tipologia di sbarchi inclusa nell’intesa. Si parla infatti soltanto di “sbarchi delle Ong o di altre navi”, ad esempio quelle militari o della Guardia costiera. Ma come precisato dal ministro dell’Interno, non vi è alcun patto sui “barchini che arrivano sulle nostre coste“.

Nonostante il mantenimento degli accordi con la Libia, poiché secondo Lamorgese “la Guardia costiera libica sta facendo un gran lavoro”, nessun Paese Ue si farà carico di coloro che sbarcano in Italia autonomamente. Stando agli ultimi dati, come evidenziato dall’Ispi, ad arrivare sulle nostre coste in autonomia è il 91% degli immigrati. Appena il 9% giunge in Italia tramite soccorso e di questi il 10% resta comunque nel nostro Paese. Con la bozza di accordo, a Malta ci hanno quindi rifilato un bidone vero e proprio.

Eugenio Palazzini

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