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Roma, 2 set – L’inizio di settembre porta con sé l’avvio delle discussioni in merito alla manovra economica. Se un tempo si parlava di “autunno caldo”, tale dizione è stata da anni ormai abbandonata. Salvo ritornare in auge quest’anno. Il riferimento non è però alla conflittualità – specialmente sindacale – che ogni finanziaria portava all’epoca con sè, bensì al dibattito che sembra in procinto aprirsi all’interno della maggioranza.
Il governo giallo-verde ha al suo interno un’importante componente che, quando non è esplicitamente anti-euro, guarda comunque di cattivo occhio ai vincoli comunitari che impongono rigide disciplice di bilancio. E il primo terreno di scontro è proprio questo: l’ormai celebre “tetto” del 3% al deficit che in molti auspicano di superare.
Fra essi non sembra schierarsi il ministro dell’Economia Giovanni Tria: “Dire che il tetto al deficit è stato criticato non significa dire che lo supereremo”, ha spiegato pochi giorni fa dalla Cina dove si trovava in visita istituzionale. Dalle prime indiscrezioni – ma va detto che siamo ancora nell’ambito delle valutazioni preliminari: la strada è ancora lunga – sembra che l’idea sia quella di arrivare a non più del 2,9%, con l’obiettivo di raggranellare le risorse necessarie per far partire il reddito di cittadinanza e, forse, un abbozzo di flat tax e revisione della legge Fornero. In tutto sarebbero 6 i miliardi a disposizione dell’esecutivo per le riforme care a M5S e Lega, cifra limitata dalla volontà di rispettare il sistema di regole europee e “gli impegni con l’Ue”, ha chiosato sempre Tria non più tardi di ieri.
Non sembra pensarla così, invece, Claudio Borghi, economista della Lega e presidente della commissione finanze della Camera (ha monopolizzato la carica insieme al suo collega Alberto Bagnai, seduto sullo stesso scranno al Senato) che ha subito rintuzzato le proposte del ministro: “Non mi risulta ci siano impegni nuovi dell’Italia rispetto all’Ue, tranne quelli che devono essere contrattati”, ha spiegato, aggiungendo che “sul futuro cominceremo a discutere martedì, con la riunione della Lega. E poi vedremo il da farsi”. Il suo pensiero e è noto: la manovra deve puntare a sforare il tetto del 3% – lo conceda l’Ue o meno – per rimettere in moto il moltiplicatore della spesa pubblica. Posizione difficilmente conciliabile, almeno per il momento, con quella del titolare dei nostri conti pubblici.
Filippo Burla

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2 Commenti

  1. Tria ce lo ha regalato mattarella per cui già partiamo malissimo…….. Se facesse qualcosa di nuovo o coraggioso qualche giudice rosso lo indagherebbe ……..per cui servo e prono come i suoi predecessori piddini. Da vomito.

  2. Borghi è un ignorante, cosi come chi crede che spendendo soldi pubblici per pensioni e sussidi si metta in moto il pil e la crescita italiana. Povera Italia siamo un paese di stupidi.

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