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Roma, 8 dic – La manovra gialloverde incassa il primo ok in Aula. Alla Camera ieri sera hanno votato sì alla fiducia 330 deputati di M5S e Lega (219 i voti contrari e un astenuto). Ma la tensione nella maggioranza è evidente: lo scontro è soltanto rimandato, al Senato, dove il resto della legge di Bilancio verrà stravolto..
Assente alla votazione, dopo aver smentito le voci insistenti di sue dimissioni, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, a Milano alla prima della Scala.
Intanto il governo non ha ancora trovato la quadra per evitare la procedura d’infrazione Ue per deficit eccessivo. I due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno finora respinto le ipotesi messe sul tavolo da Tria e dal premier Giuseppe Conte per tagliare il deficit fino al 2% (nella legge di Bilancio è stato fissato al 2,4% per il 2019).
Anche sul fronte delle misure in manovra, l’ok alla Camera non fa che rinviare al Senato lo scontro tra Lega e M5S. Dal rinvio a giugno di quota 100 per le pensioni e reddito di cittadinanza, fino alla idea “estrema” di aumenti selettivi dell’Iva, che Tria aveva già prospettato a settembre e che avrebbe riproposto in questi giorni. Tutte alternative che non piacciono al leader della Lega e al capo politico del M5S.
Sul fronte del dialogo con Bruxelles, il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker e il premier Conte “hanno parlato al telefono martedì e hanno concordato di rimanere in contatto. Il dialogo continua e probabilmente ci sarà un incontro” tra i due “la settimana prossima” per parlare della manovra, “ma in questa fase nulla è confermato. Per questo non è nell’agenda del presidente, ma vi informeremo se cambierà qualcosa”. A chiarirlo è Mina Andreeva, vice portavoce capo della Commissione.
Il tempo stringe: se entro la prossima settimana non si raggiunge un’intesa con l’Ue e non si invia a Bruxelles una nuova bozza della manovra, si rischia non solo la procedura d’infrazione ma anche di finire nell’esercizio provvisorio di bilancio.
Adolfo Spezzaferro

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