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Roma, 23 dic – La manovra economica accettata da Bruxelles dopo la resa gialloverde ai diktat Ue è passata anche al Senato. E’ stata una lunga notte di liti, proteste e bagarre quella andata in scena a Palazzo Madama, con il governo che si è affidato alla fiducia. I voti a favore dell’aula sono stati 167, 78 i contrari e tre gli astenuti. “Un primo passaggio è stato completato, adesso passiamo alla Camera”, ha dichiarato laconico il premier Giuseppe Conte subito dopo l’esito della votazione. Il testo approvato dal Senato è stato un vero e proprio parto travagliato, in seguito al via libera della commissione Bilancio arrivato nel tardo pomeriggio di ieri con tutta l’opposizione che ha abbandonato la commissione.
Tra urla, spintoni e sospensioni varie, il testo di ben 270 pagine è così passato nonostante le continue proteste di tutta l’opposizione. Il Pd ha denunciato la violazione del regolamento di Palazzo Madama da parte della maggioranza e di conseguenza dell’art. 72 della Costituzione. I dem presenteranno un ricorso diretto alla Consulta “affinché si pronunci sulla enormità che si sono compiute, sotto i nostri occhi e sotto quelli del Paese, da parte di questo governo violento che se ne frega dei diritti del Parlamento”. Il capogruppo di Forza Italia Anna Maria Bernini ha protestato duramente parlando di “manovra a scatola chiusa” ironizzando su quella che doveva essere “una scatoletta aperta ma vi è scappato il tonno”, con il chiaro riferimento all’ormai celebre promessa dei Cinque Stelle. Matteo Renzi si è rivolto così al governo: “Avete mentito e truffato gli italiani. Con questa manovra oggi è finito il tempo del governo dei populisti”.
Ma cosa prevede il testo più volte rivisto e limitato? Nella manovra 2019 il governo conferma il taglio alle pensioni d’oro, i paletti per le assunzioni nella Pubblica Amministrazione, lo sconto Imu (40%) sui capannoni e le clausole sugli aumenti Iva che non arriveranno nel 2019 ma tornano prepotenti nel 2020 e nel 2021. Circa cinque milioni verranno destinati al fondo disabili. Confermato poi il “saldo e stralcio” delle cartelle tra il 2000 e il 2017 per chi si trova in difficoltà. Il maxiemendamento approvato dal Senato prevede infatti l’estinzione dei debiti per omessi versamenti di tasse e contributi pagando il 16% con Isee non superiore a 8.500 euro, il 20% con Isee fino a 12.500 euro e il 35% con Isee fino a 20mila euro. A causa della dichiarata “mancata copertura” è stata stralciata invece la norma per gli Ncc, con i taxi verosimilmente di nuovo sul piede di guerra. Vengono poi dimezzate le tasse per le auto storiche, introdotta una norma anti-bagarinaggio e investiti cinque milioni in più per le vittime di femminicidio.
Inutile dire però che le due principali novità introdotte sono le pensioni a quota 100, emendamento fortemente voluto dalla Lega, e il reddito di cittadinanza del M5S. Quest’ultimo prevede un decreto legge a gennaio. I destinatari del sussidio saranno, secondo le stime del governo, circa 5 milioni di persone. Ovvero coloro che stando all’Istat sono gli italiani che vivono una condizione di povertà assoluta. L’erogazione del reddito di cittadinanza, secondo il vicepremier Di Maio, avverrà a partire dal mese di marzo. Si tratterà di un assegno fino a 780 euro al mese per un single, con importo destinato ad aumentare in base al numero dei componenti della famiglia.
Alessandro Della Guglia



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