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Roma, 23 dic – “Voi non avete rispetto delle istituzioni, ci passate sopra come dei rulli compressori, ma un giorno di queste istituzioni avrete bisogno anche voi”. Con queste parole la senatrice Emma Bonino, eletta nelle liste di +Europa, è intervenuta due giorni fa in aula per commentare la manovra economica del governo. Secondo il leader radicale che “il Parlamento sia umiliato, esautorato, ridotto alla farsa non è un trofeo di cui andare orgogliosi”. Si tratta anzi di “una ferita grave a tutti, al paese e alla democrazia, un ulteriore grave attacco alla democrazia rappresentativa”. Un duro attacco culminato con un pianto, poi più o meno smentito dalla Bonino, che ha commosso i guardaspalle liberal del libero pensiero in libero stato di tutto il libero web.
Uno sfogo libertario in libertà pur di rimarcare che la libertà finisce là dove governa chi non piace ai liberi pensatori illuminati. Lascia ch’io pianga mia cruda sorte, che sospiri la libertà e che l’istituzione della laica Repubblica possa evangelicamente liberarci dal male, rappresentato da chi è stato democraticamente eletto per rappresentarci. Ma fuor dai giochi di parole e da qualche lacrima sul viso, ci resta latente una sensazione di sfogo ipocrita. Ci scusi dunque la senatrice se noi commentatori distratti non abbiamo saputo cogliere il suo afflato istituzionale. Persi come siamo nelle maglie delle notizie circolanti nel libero web, ci è sfuggito il bandolo della matassa. Perché non sfugga anche alla senatrice, ci siamo allora presi la briga di riannodarlo. Emma Bonino, per sua stessa ammissione, non ha mai voluto diventare madre. Lei, che ha “aiutato” altre donne a non esserlo, non ha avuto figli “perché ci vuole coraggio: e io non l’ho avuto”, confessò a Io Donna l’ex ministro degli affari esteri.
Eppure, un giorno all’improvviso, “a un certo punto non ha resistito e ha preso con sé due figlie non sue, due bambine abbandonate che ha cresciuto per qualche anno, riempiendole di affetto e attenzioni e scontando tutto ciò a cui le madri lavoratrici devono far fronte ogni giorno: il doppio lavoro, il tempo che non basta mai, la stanchezza da cancellare, le fiabe da raccontare. Emma che a un certo punto ha detto basta e s’ è separata dalle bambine che amava, perché s’ è ricordata di non aver mai voluto essere madre: le ha allontanate da sé sopportando uno strazio infinito, ha trovato per loro una nuova dimensione, un presente e un futuro, e ancora adesso, quando le sente, quando le vede, ogni tanto, non è mai sicura fino in fondo di aver fatto la cosa giusta”. A raccontarlo è la giornalista di La7 Myrta Merlino, nel suo libro “Madri” edito da Rizzoli, dedicato alle mamme italiane che si sono distinte per coraggio. Ecco, riannodando quel bandolo, capita di imbattersi in cose per cui la senatrice ha dato prova di profonda sensibilità. Ma come direbbe lei, “non sono trofei di cui andare orgogliosi”.
Eugenio Palazzini



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2 Commenti

  1. In questo articolo vengono nominate due persone……..una laida e luciferina , radical chic , che ha in odio la famiglia italiana e la vuole estinta sostituita dalla fecciaglia parassita negroide, l’altra che si definisce giornalista e lavora prona sotto il tacco piddino e comunistoide………. due chiari e limpidi esempi di casta radical sinistra autoreferenziale e codarda.

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