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Roma, 30 dic – Approvata al foto-finish la legge di Bilancio, quando già appariva all’orizzonte lo spettro dell’esercizio provvisorio. La manovra è legge con i voti a favore di M5S e Lega. 313 i sì, 70 i no. Hanno votato contro Forza Italia e Fratelli d’Italia, astenuti Pd e Leu. Manifestazioni di entusiasmo, strette di mani e abbracci tra il premier Conte e i ministri. Di Maio si dichiara “soddisfattissimo”.
“È una legge contro gli italiani”, denuncia Forza Italia. “La macelleria sociale è iniziata con la legge Fornero del governo Monti che voi sostenevate”, ribattono i leghisti. Dura la Meloni: “Non c’è cambiamento, potevano scriverla Renzi e la Boschi”. Per il Pd “è una manovra pericolosa”. Forte soddisfazione è stata espressa dagli esponenti di Lega e Cinque Stelle. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha confermato che la Legge di bilancio votata ed approvata è conforme al testo su cui si era lavorato nei mesi scorsi: “La manovra è quella che tutti noi abbiamo voluto“. E smentisce nettamente qualunque ipotesi di sue dimissioni: “Non vedo perché non dovrei restare”, ha detto lasciando l’aula di Montecitorio.
Dal canto suo Matteo Salvini non ha lesinato durissime critiche ad astenuti e contrari: “Ridicole le opposizioni che contestano una manovra economica che rimette nelle tasche degli Italiani più di 20 miliardi di euro. Gli Italiani non hanno nostalgia di Monti, Renzi e Fornero, avanti tutta!”. Inevitabile ovviamente anche una presa di posizione dell’Unione Europea: via Twitter il commissario Pierre Moscovici conferma la posizione dell’Italia quale sorvegliata speciale e sottolinea l’iter difficoltoso di approvazione, promettendo che “ne seguiremo attentamente l’esecuzione“.
Cristina Gauri



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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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