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Roma, 24 dic – All’indomani dell’approvazione in Senato della manovra (riveduta e corretta in ossequio ai diktat Ue), se da un lato il premier Giuseppe Conte cerca di far passare messaggi rassicuranti sulla tenuta della maggioranza gialloverde, dopo il caos in Aula, rispuntano anche i due vicepremier.
Il ritardo della manovra? “E’ dovuto a Bruxelles” e “Lega e M5S restano uniti”, “gli elettori non capirebbero una rottura”. Parola di Conte, intervistato dalla Stampa. “Non è stato proprio possibile chiudere prima l’interlocuzione con la Commissione europea, grazie alla quale è stata evitata una procedura di infrazione – spiega il premier – . Era nell’interesse dei cittadini giungere ad un esito positivo del negoziato e questo risultato ha richiesto notevoli energie e anche tempo”.
“Molti di coloro che criticano il governo per i tempi di presentazione della manovra – aggiunge Conte – hanno la memoria corta. Ad esempio solo due anni fa, nel 2016, la manovra in seconda lettura al Senato non è stata oggetto di alcun voto in Commissione; due anni prima, nel 2014, è stato posto il voto di fiducia su una manovra votata a notte fonda”.
La maggioranza difende la legge di Bilancio, nonostante sia stata stravolta da ripetuti dietrofont sul fronte del deficit, che hanno ridotto le coperture finanziarie. Per il vicepremier e capo politico del M5S Luigi Di Maio “stanno girando un po’ troppe ‘balle’ di Natale sulla manovra del popolo. Così ho fatto questo test. In questi giorni potrete utilizzarlo anche voi sottoponendo a parenti e familiari questi semplici quesiti”. Di Maio, dopo l’elenco delle cose da fare con “fatto” scritto accanto (che ha scatenato l’ironia dei social) stavolta pubblica un’immagine con i punti salienti del maxi-emendamento e a fianco le caselle “vero” e “falso”.
Il testo, passato nella notte a Palazzo Madama dopo una giornata di caos e scontri in Aula come in commissione, è stato attaccato dalle opposizioni, che parlano di “Parlamento esautorato”, mentre il Partito Democratico ha annunciato che farà ricorso alla Corte Costituzionale.
Accuse ignorate dalla maggioranza, soddisfazione pure tra le fila del Carroccio. “Alla manovra do voto 7, perché è solo l’inizio del percorso“, si giustifica il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini. Qualche ora prima, in un video su Facebook, aveva già commentato l’esito del voto: “Non siamo geni, non abbiamo fatto miracoli, ma siamo persone coerenti e di parola. Non sono Batman e non sono Gesù Bambino”, ma “finalmente c’è un governo con le palle. Sono contento di aver fatto le tre di notte per dare agli italiani dei fatti, lavoro vero. In sei mesi abbiamo fatto più noi che altri chiacchieroni in 6 anni, sono stati sei mesi entusiasmanti”.
Le opposizioni dal canto loro sono sul piede di guerra. Il capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci ha annunciato che il Pd farà ricorso alla Corte Costituzionale “affinché si pronunci sulla enormità che si sono compiute sotto i nostri occhi e sotto quelli del Paese da parte di questo governo violento che se ne frega dei diritti del Parlamento”. Un’ipotesi che però, secondo il presidente emerito della Consulta Cesare Mirabelli, nonostante “forzature e criticità evidenti” nell’approvazione al Senato, “sarebbe difficilmente considerata ammissibile dai giudici”, non potendosi parlare di conflitto “fra poteri”. Potrebbe però valere come “atto politico”.
Il Pd ha lanciato anche l’appello “per un presidio per sabato 29 dicembre prossimo davanti alla Camera dei deputati, un presidio per la democrazia e l’Italia”. A scriverlo è Maurizio Martina su Facebook. “In queste ore in Parlamento Lega e Cinque Stelle stanno consumando una rottura democratica, senza precedenti, pericolosa per il Paese. Le loro forzature istituzionali e i contenuti della manovra che hanno imposto, oltre ogni normale possibilità di confronto, non possono passare sotto traccia”.
E dopo il sit in del 29, propone “di sviluppare questa mobilitazione anche a gennaio nelle piazze con presidi ovunque nel Paese. Chiamiamo a raccolta tutte le energie che vogliono costruire un’alternativa pop”olare a questo governo illiberale e pericoloso per il nostro futuro.
Pronti a scendere in piazza anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil che puntano il dito contro “una legge di bilancio sbagliata, miope, recessiva, che taglia ulteriormente su crescita e sviluppo, lavoro e pensioni, coesione e investimenti produttivi, negando al Paese, e in particolare alle sue aree più deboli, una prospettiva di rilancio economico e sociale”. “Per rispondere ad una impostazione di politica economica assolutamente sbagliata e che non recepisce le richieste della piattaforma unitaria, Cgil, Cisl e Uil sono pronte alla mobilitazione unitaria che culminerà con una grande manifestazione nazionale a gennaio” fanno sapere i sindacati.
Il dato politico è che la maggioranza gialloverde è indebolita dai suoi stessi dietrofront nella trattativa con la Commissione Ue. Le misure-bandiera di Lega e M5S, quota 100 sul fronte delle pensioni e il reddito di cittadinanza, escono fortemente ridimensionate dal maxi-emendamento. Spuntano onerose clausole di salvaguardia – con l’Iva che schizzerà in alto nei prossimi anni se non veranno trovate le coperture necessarie – e soprattutto, nonostante i proclami e il “solito” Conte che cerca di rassicurare tutti, Salvini e Di Maio, poiché devono rendere conto ai rispettivi elettorati, dopo la breve pausa natalizia, ingaggeranno una battaglia all’ultimo “numeretto” sul fronte dei decreti attuativi.
Ormai siamo in campagna elettorale.
Adolfo Spezzaferro





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