Roma, 31 ago – Ieri è stato ospite dell’Aria che Tira a La7, dove il conduttore David Parenzo ha provato a confezionare il cosiddetto “trappolone mediatico”. Nonostante i grossolani tentativi di accostare il nome di CasaPound alla mafia di Ostia, Luca Marsella, candidato presidente della tartaruga nel decimo municipio di Roma, ha ricordato a Don Franco De Donno, il prete amico di “immigrati e centri sociali”, che se proprio vuole combattere la mafia nel litorale romano dovrebbe cominciare a chiedere conto a quegli “esponenti del Pd a cui anche nel passato non ha fatto mai mancare il proprio supporto”. Intervistato dal Primato Nazionale, racconta la situazione di Ostia e il successo di CasaPound sul litorale romano.

Le elezioni del X Municipio di Roma si avvicinano ma non si parla d’altro dello scontro tra Don Franco De Donno e CasaPound. Ma è vero che, come sosteneva Parenzo ieri a La7, l’avete minacciato?


No assolutamente no, nessuna intimidazione. Anche il parroco in trasmissione lo ha ammesso. La nostra è stata soltanto una manifestazione fuori la chiesa di Santa Monica, organizzata perché parroco in quel momento annunciava la candidatura dentro locali della chiesa. Questo per noi è fuori luogo e va oltre la sua candidatura e le sue posizioni filo centri sociali.

Perché ce l’avete particolarmente con De Donno?

Lui nel corso degli anni, pur indossando una tonaca,  ha sempre fatto politica e sostenuto i candidati del Pd. Dentro i locali della chiesa ha permesso che i centri sociali organizzassero una manifestazione per chiedere la chiusura delle nostre sedi, per non parlare delle sue battaglie in difesa di immigrati e rom. E’ arrivato persino a farsi denunciare per essersi opposto fisicamente ad uno sgombero di un insediamento rom nella pineta delle acque rosse. Noi con la raccolta alimentari aiutiamo 250 famiglie italiane del decimo municipio, molte ci raccontano che la Caritas, di cui De Donno è il responsabile locale, non aiuta alcune famiglie italiane perché i pacchi non bastano e che nel dormitorio trovano rifugio quasi esclusivamente stranieri.

De Donno dunque è quello che una volta si sarebbe definito un “antifascista militante”? 

Sempre nei locali della sua chiesa ha permesso l’organizzazione di una manifestazione negazionista sulle Foibe, contro la nostra commemorazione che svolgiamo ogni anno. Per non parlare di quando si è rifiutato di benedire la targa di Alberto Giaquinto, giovane militante dell’Msi ucciso negli anni ’70 o della sua strenua difesa degli immigrati che occupano l’ex colonia Vittorio Emanuele, rifugio per spacciatori. 

C’è la mafia ad Ostia?

A Ostia c’è criminalità come in tutti i quartieri. Chiaramente CasaPound condanna ogni tipo di criminalità organizzata. E’ bene ricordare, visto che qualcuno pare esserselo dimenticato, che il Municipio di Ostia è commissariato per mafia per colpa del Pd, visto che era l’ex presidente Tassone a fare affari con Buzzi e Mafia Capitale. Se oggi il nome di Ostia è associato soltanto a mafia e malaffare lo dobbiamo a questi due anni di commissariamento che hanno paralizzato e devastato il territorio. Questo fa comodo a chi vuole svenderlo e speculare, i soliti noti come Caltagirone, che vuole mettere le mani sul porto.

Perché CasaPound ha successo sul litorale romano? Quali sono i problemi principali di Ostia?

Riempiamo un vuoto istituzionale, siamo gli unici presenti nei quartieri popolari. Ma oggi il nostro movimento e il nostro progetto è sostenuto anche da commercianti e imprenditori, persone della società civile che magari non hanno le nostre stesse radici storico-culturali ma che sostengono la nostra volontà di rilanciare un territorio che avrebbe grandissime potenzialità. E lo fanno schierandosi in prima persona in una lista civica che appoggia la mia candidatura a presidente. Ripeto, Ostia affonda nel degrado, tra allagamenti, sporcizia e malaffare. CasaPound è l’unica possibilità per uscire da questa paralisi amministrativa che dura da due anni. 

a cura di Davide Romano

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