Roma, 18 gen – Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron ieri sera a colloquio, come riporta l’Ansa. Vari gli argomenti trattati, e non si è eluso quello dell’immigrazione clandestina che, nei mesi scorsi, aveva generato tanto attrito tra i due presidenti.

Meloni e Macron: “Urgente il controllo delle frontiere Ue”

Una “cordiale conversazione”, secondo quanto riferisce Palazzo Chigi, “tra il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron nel corso della quale sono stati affrontati i principali temi al centro dell’agenda europea e internazionale”. Un colloquio in cui è stata sottolineata “l’urgenza di individuare a livello europeo soluzioni efficaci per sostenere la competitività delle imprese europee e per contrastare l’immigrazione illegale attraverso un effettivo controllo delle frontiere esterne dell’Unione europea“. Ora, controllo delle frontiere dovrebbe, in teoria, significare uno stop agli arrivi, ma sappiamo bene che le parole, su questo tema, volano spesso al vento. Tra gli altri argomenti trattati, l’ovvio sostegno all’Ucraina nella guerra ancora in corso.

Della Francia non c’è da fidarsi

Beninteso che nella politica internazionale non si può mai fare cieco affidamento su nessuno (per una banalissima logica di interessi e inclinazioni mutevoli), per la Francia questa regola vale il doppio. Troppi gli interessi contrastanti, soprattutto per questioni geografiche, troppe le volte in cui Parigi ci ha fatto sgambetti decisivi su ambiti fondamentali per il perseguimento dei nostri interessi nazionali. La guerra in Libia del 2011, certamente, è il caso più clamoroso. Ma proprio sui clandestini il gioco sporco dell’Eliseo si è palesato in modo pure abbastanza goffo nel novembre scorso, quando il governo francese tentò addirittura di incitare gli altri Paesi europei a un “boicottaggio” sui clandestini in arrivo in Italia. Ogni parola di Parigi vale meno della parola di chiunque altro. Senza contare, al di fuori di questa considerazione, gli aspetti controversi e deboli di una politica sull’immigrazione che continua a parlare di redistribuzione, quote e quasi mai di blocco del fenomeno in nuce.

Alberto Celletti

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