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Meloni, Macron e Ue: come l’Europa (non) combatte l’immigrazione clandestina

by Alberto Celletti
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Meloni Macron Ue immigrazione

Roma, 24 mar – L’incontro tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron, avvenuto ieri sera a Bruxelles e durato un’ora e un quarto, si è concentrato su diversi temi, in particolare sulla “bolla” migratoria che potrebbe scoppiare in Tunisia. Tante belle parole anche nel Consiglio europeo. La sostanza però resta molto poca. Sullo sfondo, un’Ue che sulla questione dei clandestini si rivela per quello che è: inutile.

Meloni, Macron e le “preoccupazioni” sulla questione tunisina

Il faccia a faccia tra Meloni e Macron non ha riguardato, ovviamente, solo l’immigrazione. Si è parlato anche di Ucraina, di politiche economiche europee, di energia e di riforme del Patto di stabilità. L’incontro è iniziato verso le 23: i due non si vedevano da tanto tempo, e che parlino proprio di immigrazione fa abbastanza “specie”, se si considera la politica ben poco amichevole attuata dall’Eliseo nei confronti di Palazzo Chigi negli ultimi mesi, sia sull’immigrazione che sulle questioni inerenti la guerra in corso. Meloni durante il Consiglio europeo aveva citato il problema tunisino in modo secco: “Se la Tunisia crolla del tutto si rischia una catastrofe umanità, con 900mila rifugiati“. Arrivando a Bruxelles aveva insistito: “Sui migranti mi aspetto passi in avanti. Posso dire che sono soddisfatta della bozza di conclusioni, che chiede alla Commissione di precedere spedita”. Già, ma spedita verso cosa?

L’Ue non vuole fermare l’immigrazione clandestina

L’Ue non ha nessuna intenzione di fermare l’immigrazione clandestina, stando alla sostanza di quanto (non) fatto in questi anni e sulla base delle dichiarazioni ufficiali. Semplicemente, da Bruxelles, ogni tanto vengono dichiarazioni contrastanti con la tendenza generale (come i numerosi rilievi fatti all’Italia sulla natura prevalentemente economica degli sbarcati sulle nostre coste nel corso degli anni), ogni tanto abbozza qualche approccio vagamente contrario per assecondare un risentimento che sulla questione comincia ad essere diffuso tra i 27 (si ricordino le lettere inviate da metà dei Paesi membri alla Commissione Ue sul finanziamento di muri contro la clandestinità), ma nella sostanza la posizione concreta è quella di far entrare: in modo diverso dall’attuale, ma di “far entrare”. L’ultima dichiarazionede di Ursula von der Leyen non fa altro che ribadire un punto che non è mai cambiato: il presidente della Commissione si è detto, proprio durante un suo intervento allo stesso Consiglio favorevole all’incremendo del numero di ingressi regolari dai Paesi terzi. Non solo: ha definito anche positiva l’esperienza dell’Italia con i corridoi umanitari. Dunque, c’è poco da illudersi al riguardo: l’Ue ha sempre avuto una posizione immigrazionista che continua a tenere in modo fermissimo. Se qualche volta viene fuori qualche proposta che possa sembrare contrastante è da ritenersi puramente strumentale al mantenimento di una dialettica pacifica con i Paesi membri. Non c’è altro.

Alberto Celletti

 

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