Roma, 6 giu – Mentre si allarga lo scandalo del mercato delle toghe, con inchieste che coinvolgono membri del Consiglio superiore della magistratura (che peraltro non vogliono dimettersi) e diversi pm, tutti nel giro di affari e corruzione dell’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara, il neoeletto eurodeputato Pd Franco Roberti, ex procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, chiede al suo partito, “finora silente, di prendere una posizione di netta e inequivocabile condanna dei propri esponenti coinvolti” nella bufera che sta travolgendo la magistratura. Appello caduto nel vuoto, con il segretario Pd Nicola Zingaretti che si trincera dietro un “no comment”. Insomma, con arroganza inaccettabile, sia i politici che i magistrati coinvolti in questa Tangentopoli delle toghe, sembrerebbero difendersi l’un altro affidandosi ai tempi rallentati della macchina della giustizia.

“Caso Palamara effetto di un disegno iniziato con il governo Renzi”

I deputati del Pd coinvolti, Cosimo Maria Ferri e Luca Lotti, hanno tenuto comportamenti “assolutamente certi” diretti a “manovrare sulla nomina del successore di Giuseppe Pignatone”, scrive Roberti su Facebook in merito all’inchiesta sulla nomina del procuratore di Roma. L’ex magistrato quindi invita il Pd ad agire “se vuole essere credibile nella sua proposta di rinnovamento e di difesa dello stato costituzionale di diritto dall’aggressione leghista”. Il parlamentare europeo ricorda che “nel 2014 il governo Renzi, all’apice del suo effimero potere, con decreto legge, abbassò improvvisamente, e senza alcuna apparente necessità e urgenza, l’età pensionabile dei magistrati da 75 a 70 anni. Quella sciagurata iniziativa – sostiene Roberti – era palesemente dettata da un duplice interesse: liberare in anticipo una serie di posti direttivi per fare spazio a cinquantenni rampanti, in qualche caso inseriti in ruoli di fiducia di ministri, alla faccia della indipendenza dei magistrati dalla politica”. Il secondo interesse dell’intervento normativo voluto da Renzi era diretto a “tentare di influenzare le nuove nomine in favore di magistrati ritenuti (a torto o a ragione) più ‘sensibili’ di alcuni loro arcigni predecessori verso il potere politico. Il disegno – spiega l’europarlamentare – è almeno in parte riuscito perché da allora, mentre il Csm affannava a coprire gli oltre mille posti direttivi oggetto della ‘decapitazione’, si scatenava la corsa selvaggia al controllo dei direttivi, specie delle procure. Il caso Palamara ne è, dopo cinque anni, la prova tangibile, sebbene temo sia soltanto la punta dell’iceberg“.

Lotti: “Accusa infamanti contro di me”. Ferri: “Di sera uno può fare quello che vuole”

Intanto a rispondere sono i deputati Pd coinvolti nelle indagini. Lotti passa al contrattacco: “Alla fine di questa storia, statene certi, chiederò a tutti, nessuno escluso, di rispondere delle accuse infondate e infamanti contro di me”. “Sui giornali e nei tg il mio nome è stato tirato in ballo, sempre a sproposito – aggiunge – nonostante io non abbia commesso nessun reato. Pare che incontrarmi o cenare con me sia diventato il peggiore dei reati: se così fosse in molti dovrebbero dimettersi, magistrati e non. Detto questo, io per ora ho scelto di non commentare. Lo farò sicuramente a tempo debito”. Ferri, invece, sostiene che “non c’è niente di male” incontrare, di notte, in albergo, Lotti, Palamara e altri magistrati. Anzi: “Di sera uno può fare quello che vuole”.

Anm: “Consiglieri Csm coinvolti devono dimettersi”

I consiglieri del Csm direttamente coinvolti in queste vicende patologiche devono dimettersi. L’Anm ha deliberato all’unanimità la richiesta di dimissioni dei consiglieri e il deferimento ai probiviri dei magistrati coinvolti”. Così il segretario nazionale dell’Anm, Giuliano Caputo, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando il caso Palamara e quanto legato alla nomina del procuratore di Roma. “Il caso Palamara – ha aggiunto Caputo a Tv2000 – sta suscitando disorientamento, turbamento e anche indignazione tra i magistrati in servizio perché emergono delle condotte sotto il profilo etico e deontologico completamente distanti dal comportamento quotidiano dei magistrati sulle quali l’Anm reagisce con fermezza assoluta. Non ci occupiamo delle condotte di rilevanza penale”. E in merito ai consiglieri autosospesi che non hanno ancora voluto dimettersi, Caputo spiega: “Il nostro è un invito rivolto a loro, ciascuno di loro sa cosa è avvenuto in quegli incontri e di cosa si è parlato“. “Al momento nessuno conosce gli atti dell’indagine – ha aggiunto – ma quegli incontri non sono stati smentiti. Prendiamo atto della risposta dei consiglieri: quando il quadro sarà chiaro, l’Anm farà le sue ulteriori valutazioni”.

Adolfo Spezzaferro

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