Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 31 mag – La Procura di Roma è nella bufera per il mercato delle toghe, lo scandalo che ha investito il pm Luca Palamara. La Guardia di Finanza ieri ha perquisito la sua abitazione e gli uffici di piazzale Clodio nell’ambito dell’inchiesta in cui l’ex presidente dell’Anm è accusato di corruzione. Nello stesso giorno sono arrivate le iscrizioni nel registro degli indagati di Luigi Spina, consigliere togato del Csm di Unicost, la stessa corrente a cui fa riferimento Palamara, e del pm romano Stefano Rocco Fava. Dagli atti emerge l’interesse di Palamara “per la trattazione di un esposto che il dottor Fava aveva trasmesso al Csm”, la cui notizia doveva rimanere “top secret”.

L’ex presidente dell’Anm faceva di tutto per sapere della sua inchiesta

Il quadro che emerge è grave: anche le notizie sull’inchiesta che riguarda l’ex numero uno dell’Associazione dei magistrati, di cui era stato informato il Csm, gli sarebbero state rivelate dal consigliere Spina. Palamara se ne sarebbe interessato perché aveva individuato in Pignatone e Ielo i “responsabili dei suoi problemi giudiziari”. L’ex presidente dell’Anm faceva di tutto per tenersi al corrente dell’inchiesta di Perugia. Come emerge dagli atti, ne ha parlato a più riprese con Spina. Il 16 maggio, si sfogava: “Siccome un angelo custode ce l’ho io… sei spuntato te. M’è spuntato Stefano che è il mio amico storico”. E l’interlocutore replicava: “C’avrai la tua rivincita perché si vedrà che chi ti sta fottendo (riferendosi a Ielo, ndr) forse sarà lui a doversi difendere a Perugia, per altre cose perché noi a Fava lo chiamiamo”.

Fava indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto

Fava, suo collega alla Procura di Roma, ora è indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto. “Violando i doveri inerenti la sua funzione e abusando della sua qualità, comunicando con Palamara e rispondendo alle sue plurime e incalzanti sollecitazioni”, gli rivelava come gli inquirenti fossero giunti a lui, specificandogli che gli accertamenti erano partiti dalle carte di credito dell’imprenditore Fabrizio Centofanti e si erano estesi alle verifiche dei pernottamenti negli alberghi, rivelandogli inoltre diversi retroscena delle indagini.

“Dai legali Calafiore e Amara ricevuti 40 mila euro”

L’imprenditore-lobbista Centofanti, molto amico del magistrato, “era una sorta di anello di congiunzione tra Luca Palamara e il duo Calafiore-Amara“, spiegano gli inquirenti. Tutto nasce infatti dall’inchiesta sugli avvocati siciliani Piero Amara e Giuseppe Calafiore, entrambi indagati e arrestati nella maxi inchiesta sul Consiglio di Stato. Dai due legali, e da un pm in combutta con entrambi, Giancarlo Longo, che nel frattempo ha patteggiato una condanna a 5 anni e ha dato le dimissioni dalla magistratura, Palamara avrebbe ricevuto 40 mila euro. In particolare Longo, interrogato dai pm siciliani a luglio 2018, ha affermato che Calafiore gli avrebbe riferito di aver dato la somma a beneficio di Palamara per la sua nomina a procuratore di Gela, non avvenuta, a dire di Palamara, a causa di un intervento diretto del presidente della Repubblica.

“Attività corruttiva per danneggiare sostituto procuratore di Siracusa”

All’epoca Palamara partecipava ai lavori del Consiglio superiore della magistratura. Secondo gli inquirenti di Perugia, l’attività corruttiva era messa in atto anche “per danneggiare Marco Bisogni, sostituto procuratore di Siracusa (in precedenza già oggetto di reiterati esposti a firma da Amara e Calafiore) nell’ambito del procedimento disciplinare nel quale Palamara faceva parte”. I due legali e Centofanti avrebbero elargito al magistrato regali, soldi e favori. Tra il 2015 e il 2017, sono stati registrati viaggi a Dubai e vacanze in hotel a 5 stelle della Toscana, tutto a spese loro. Tra i regali, anche un anello “del valore di duemila euro in favore dell’amica Adele Attisani”, oltre a un soggiorno a Taormina. E poi viaggi per lo stesso Palamara, o la sorella, a Madonna di Campiglio e a Favignana. Da quello che emerge, le relazioni trasversali dell’ex presidente dell’Anm portano fino al Parlamento. Il 9 maggio scorso infatti Palamara incontra due parlamentari ed era “già consapevole” della bufera che stava per scatenarsi su di lui.

“Non ho ricevuto pagamenti né regali”

Sulla mia persona si stanno abbattendo i veleni della Procura di Roma, ma ho la tempra forte e non mi faccio intimidire. Sto chiarendo punto per punto tutti i fatti che mi vengono contestati perché ribadisco che non ho ricevuto pagamenti, né regali, né anelli e non ho fatto favori a nessuno“, ha detto l’ex consigliere del Csm, al termine dell’interrogatorio durato più di 4 ore negli uffici di una caserma della Guardia di Finanza.

Ludovica Colli

Commenta