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Roma, 16 lug – La maggioranza giallofucsia – a dispetto delle dichiarazioni di facciata – resta spaccata. Se ieri i leader delle forze di governo si sono scapicollati a parlare di grande intesa e a festeggiare la “vittoria” sul fronte Autostrade (nessuna revoca per i Benetton, con il titolo di Atlantia che è volato in Borsa) in Aula però, Pd, M5S, Iv e LeU hanno dimostrato di essere profondamente divisi. Sì, perché – sebbene si sia tentato di far passare la cosa in sordina catalizzando tutta l’attenzione sull’accordo con Aspi (vantaggioso, lo ripetiamo, più per i Benetton che per gli italiani) – ieri, in vista del Consiglio Ue straordinario di domani e dopodomani, la maggioranza è stata chiamata a votare in merito alla risoluzione presentata dai partiti di maggioranza sulle comunicazioni del premier Giuseppe Conte. Ebbene, al Senato la risoluzione è passata con soli 157 voti favorevoli (130 i contrari). La maggioranza assoluta, fissata a 161, pertanto è ormai una chimera. All’appello infatti mancano 4 voti.

Italia Viva vota sì alla risoluzione pro Mes di +Europa

Ma più che sulle comunicazioni del premier, la maggioranza ha mostrato tutta la sua debolezza sulla risoluzione di +Europa con cui la Bonino ha chiesto l’attivazione del Mes. Conte si è ben guardato dal nominarlo, ma il ricorso al Fondo Ue salva Stati per le spese sanitarie è – come sappiamo – l’unica opzione per l’Italia. E – come sappiamo – la Bonino è tra i principali sostenitori della trappola Ue che commissarierebbe la nostra economia. Ebbene, ieri le truppe cammellate di Italia Viva, al contrario degli alleati giallofucsia, hanno votato sì alla risoluzione pro-Mes, sia alla Camera che al Senato (dove sono determinanti). Il premier aveva minimizzato prima ancora del voto, dicendo che la risoluzione di +Europa non era all’ordine del giorno. Peraltro la richiesta della Bonino non è passata. Ma il voto dei renziani conclama la spaccatura all’interno della maggioranza.

Lega all’attacco: “Sul Mes Pd ostaggio del M5S”

Sul fronte dell’opposizione, la Lega inquadra chiaramente il problema delle forze di governo: “Oggi in Aula abbiamo assistito ad un triste siparietto di una maggioranza sempre più in difficoltà e divisa anche sul voto al Mes: il Partito Democratico ostaggio del Movimento 5 Stelle costretto a votare contro salvo essersi precedentemente dichiarato a favore durante la votazione sulla risoluzione presentata dal collega di +Europa Riccardo Magi che di fatto chiedeva l’attivazione del Mes”.

Pure il centrodestra è spaccato sul Fondo salva Stati

Ma anche nel centrodestra restano forti divisioni sul fronte del Meccanismo europeo di stabilità, riemerse dopo il voto di ieri. Come è noto Forza Italia chiede da mesi di votare sì alla richiesta di attivazione del prestito Ue, mentre Lega e Fratelli d’Italia sono assolutamente contrari. Ebbene, sulla risoluzione della Bonino, i berlusconiani si sono astenuti, Lega e FdI hanno votato contro. All’indomani della votazione in Aula, Fi e FdI tornano a fare muro contro muro.

Tajani fa il vago: “Questione Mes puramente contabile”

“Credo che l’Italia debba poter utilizzare tutti gli strumenti che l’Ue mette a disposizione. Ci sono i fondi del Mes, quelli della cassa integrazione, quelli della Bei e tanti altri. La questione del Mes è un fatto puramente contabile: è un’opzione valida perché per l’Italia rappresentano 37 miliardi a tasso d’interesse zero, il nostro Paese pagherebbe il denaro pochissimo. Non è una posizione politica o ideologica, è un dato contabile”. Cosi’ il vicepresidente di FI, Antonio Tajani, ai microfoni di Radio anch’io su Radio1 cerca di ridurre l’attivazione del Mes a un passaggio meramente burocratico, senza però fare riferimento al fatto che sempre per questioni contabili le condizionalità previste potrebbero farci piombare la Troika in casa per controllare come restituiremmo il prestito.

Meloni: “Con il Mes vogliono controllare i nostri conti pubblici”

Diciamo no al Mes, perché non c’è alcuna ragione economica. E’ innanzitutto un prestito. Tra l’altro in parte sono soldi nostri che ci vengono riversati. Non è vero che se non prendiamo quei soldi dal Mes non possiamo prenderli altrove. Non è vero che ci conviene. Checché se ne dica, il Mes è un trattato internazionale che non si modifica con le lettere di Gentiloni… Faccio una domanda retorica: se questo Mes è così vantaggioso per noi, perché i cosiddetti Paesi frugali dicono che il nostro accesso al Mes è una conditio sine qua non per ottenere un accordo vantaggioso sul Recovery fund? Perché vogliono controllare i nostri conti pubblici…“. E’ l’avvertimento di Giorgia Meloni, leader di FdI, ai microfoni di 24 Mattino su Radio24.

Adolfo Spezzaferro