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Roma, 1 set – Mezzo milione di posti di lavoro in meno: è questo l’effetto lockdwon sull’occupazione da febbraio a luglio, riportato dall’Istat. Un bilancio che potrebbe essere molto più pesante se non ci fosse il blocco dei licenziamenti imposto per decreto dal governo giallofucsia. Il problema è che non appena ci sarà lo sblocco e tutti gli occupati permanenti riprenderanno ad essere collegati alla domanda del mercato si rischia una “ecatombe” di posti di lavoro.

Disoccupazione sale al 9,7%, quella giovanile al 31,1%

Se andiamo a vedere i numeri nel dettaglio, dopo quattro mesi di flessioni consecutive, l’occupazione torna a crescere a luglio – ma non incide sulla contrazione su base annuale – mentre, a fronte del calo dell’inattività, prosegue l’aumento del numero di persone in cerca di lavoro. Il tasso di disoccupazione sale al 9,7% dal 9,3% di giugno: è il dato peggiore da settembre 2019. Cresce ancora il tasso di disoccupazione tra i giovani, al 31,1% contro il 29,6% del mese precedente, raggiungendo il livello più alto dal 31,5% di febbraio 2019. Su base mensile, l’Istat conta 85 mila occupati in più (+0,4%), in particolare tra le donne e i dipendenti; restano stabili gli occupati uomini, mentre diminuiscono gli indipendenti. Il tasso di occupazione sale al 57,8% (+0,2 punti percentuali). Il tasso di inattività diminuisce, attestandosi al 35,8% (0,6 punti). Da febbraio il livello dell’occupazione è sceso di quasi 500 mila unità e le persone in cerca di lavoro sono cresciute di circa 50 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 400 mila. In quattro mesi, il tasso di occupazione perde oltre un punto, mentre quello di disoccupazione, col dato di luglio, torna sopra ai livelli di febbraio.

Federconsumatori: “Economia in sofferenza, va ristrutturato intero sistema”

Secondo Federconsumatori quella di luglio “è l’ennesima rilevazione negativa di queste settimane, che va ad aggiungersi ai drammatici dati sul Pil pubblicati ieri. Gli andamenti riscontrati in questi mesi descrivono una condizione di grave sofferenza in cui versa la nostra economia, a cui è necessario rispondere con rapidità e determinazione”. L’associazione lancia l’allarme: “La crisi determinata dalla pandemia configura un grave scenario di ingiustizia sociale, ripercuotendosi in misura maggiore sulle famiglie meno abbienti, e deve essere affrontata con provvedimenti efficaci. A tale proposito, oltre ad investire in ricerca, innovazione e sviluppo, è più che mai urgente concretizzare in tempi brevi tutti i progetti e le iniziative già finanziati e che tuttavia non sono ancora operativi”, è la critica al governo giallofucsia. “A ciò si aggiunge – conclude Federconsumatori – la necessità di ristrutturare l’intero sistema economico dando nuovo slancio all’occupazione, contrastando le disuguaglianze, ricostruendo un sistema sanitario pubblico, universalistico e inclusivo e definendo politiche redistributive”.

Coldiretti: “Su occupati pesa anche il calo del turismo”

A pesare sugli occupati sono anche le difficoltà del settore del turismo, con un calo del 23% degli italiani in vacanza a luglio, segnato anche dall’assenza praticamente totale dei cittadini stranieri per effetto dell’emergenza coronavirus. E’ quanto risulta da una analisi Coldiretti/Ixè in riferimento ai dati Istat. Nello specifico, sono scesi a 13,5 milioni gli italiani in vacanza a luglio. Si contrae anche la spesa dei vacanzieri nostrani, che è scesa ad appena 588 euro a persona (-25%) per effetto di ferie più brevi, in località meno lontane e all’insegna del risparmio.

Alla riduzione della spesa degli italiani si aggiunge una estate praticamente senza stranieri in vacanza. Fattore che ha colpito soprattutto le città d’arte ma – sottolinea la Coldiretti – gli stranieri prestano anche particolare attenzione alla qualità dell’alimentazione per la quale destinano una quota elevata della spesa durante la vacanza. La loro assenza quindi ha avuto un impatto rilevante in termini occupazionali sulle attività di ristoranti, bar e agriturismo, oltre che sugli acquisti diretti di prodotti agroalimentari.

Adolfo Spezzaferro

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