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Milano, 28 lug – E’ una banda criminale grande, molto dannosa e pericolosa quella sgominata ieri mattina in Lombardia. Diciassette albanesi sono stati arrestati nelle provincie di Milano, Monza e Brianza e Varese. L’operazione è stata condotta dai carabinieri su disposizione della Procura di Monza e ha portato in carcere il gruppo di stranieri ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso in furto in abitazione, tentato omicidio, ricettazione e detenzione illegale di armi e munizioni. Gli albanesi, tutti irregolari e senza fissa dimora, sono accusati di aver commesso ben 57 furti in abitazioni di quasi tutte le province lombarde, atti compiute con le vittime presenti in casa. Il fatto più grave contestato è quello avvenuto al termine dell’ennesimo colpo la notte del 13 maggio scorso a Castellanza (Varese); in quell’occasione i malviventi, in fuga, avevano cercato di investire due carabinieri che erano intervenuti per fermarli. I militari erano riusciti a mettersi in salvo appena in tempo, buttandosi a terra ed evitando di essere travolti dall’auto dei criminali.

Organizzazione impeccabile

Parliamo di una banda estremamente organizzata e scaltra. I ladri specializzati albanesi periodicamente rientravano nel proprio Paese per cambiare identità e procurarsi documenti falsi “puliti”, così da risultare immacolati a fronte di eventuali controlli in Italia. Un meccanismo che si apprestavano a replicare nelle prossime settimane se non fossero stati catturati. Anche la metodicità operativa era estremamente “professionale”: ritrovi, perlustrazioni delle case da colpire, valutazioni preventive dei possibili bottini, monitoraggio di sistemi di sicurezza e telecamere.

Spunta un’arma da fuoco

Tutto questo è emerso anche dalle intercettazioni dei colloqui tra loro. Conversazioni che hanno fatto capire inoltre quanto fossero pericolosi. Il 7 giugno, a Paderno Dugnano, tre di questi delinquenti stranieri portano a termine un colpo che gli frutta due bracciali, una fede nuziale e un mazzo di chiavi dell’abitazione; in quell’occasione, mentre stanno cercando di scassinare la cassaforte, sono sorpresi dall’inatteso rientro del proprietario e devono allontanarsi. Ma poteva andare decisamente peggio. Poco prima dell’ennesimo furto, in auto, i tre parlano con tutta evidenza di un’arma da fuoco, tanto che i militari sentono in modo chiaro dall’audio ambientale il rumore di un grilletto premuto. Il dialogo contestuale dice molto: “Dove possiamo trovare 5-6 proiettili? Quelli grossi?”, chiede uno. “Di che calibro?”, fa un altro. “15… digli che è 15…”.

Fabio Pasini

 

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