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Roma, 24 apr – L’emergenza coronavirus sta mettendo in ginocchio la nostra economia e i cittadini stessi. Salgono di oltre un milione infatti i nuovi poveri che hanno bisogno di aiuto anche per mangiare. E’ l’effetto delle limitazioni imposte per contenere il contagio e la conseguente perdita di opportunità di lavoro. A lanciare l’allarme è la Coldiretti, secondo cui fra i nuovi poveri ci sono coloro che hanno perso il lavoro e non possono utilizzare lo smart working, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie.



“Alle mense si presentano famiglie mai state così in difficoltà”

Coldiretti rivela che presso i centri di distribuzione dei pacchi alimentari e alle mense della solidarietà si presentano persone e famiglie che mai prima d’ora si erano ritrovate in condizioni così gravi e ai centralini arrivano decine di telefonate al giorno con richieste di aiuto perché padri e madri non sanno come sfamare i figli e si vergognano di trovarsi per la prima volta in questo tipo di difficoltà economica. E’ una fascia di nuovi indigenti che fa salire a 3,7 milioni il numero di persone che in Italia in questo momento sono talmente povere da avere bisogno di auto per mangiare.

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I nuovi indigenti sono diffusi in tutto il Paese

Le situazioni di difficoltà sono diffuse in tutto il Paese ma le maggiori criticità – precisa la Coldiretti – si registrano nel Mezzogiorno con il 20% degli indigenti che si trova in Campania, il 14% in Calabria e l’11% in Sicilia. Tuttavia situazioni diffuse di bisogno alimentare si rilevano anche nel Lazio (10%) e nella Lombardia (9%) dove più duramente ha colpito l’emergenza sanitaria, secondo gli ultimi dati del Fead, il Fondo di aiuti europei agli indigenti.

La rete di distribuzione degli aiuti Fead

Una emergenza sociale senza precedenti dal dopoguerra a oggi – sottolinea l’associazione degli imprenditori agricoli – contro la quale si è attivata la solidarietà per rafforzare gli interventi sul piano alimentare a chi si trova in difficoltà. In campo sono scese molte organizzazioni attive nella distribuzione degli alimenti, e si contano in Italia circa diecimila strutture periferiche (mense e centri di distribuzione) promosse da quasi 200 istituzioni caritatevoli impegnate nel coordinamento degli enti territoriali ufficialmente riconosciute che si occupa della distribuzione degli aiuti Fead erogati dall’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea).

In prima fila, come sempre, per aiutare gli italiani in difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus anche CasaPound (ma senza fondi Ue), che in occasione del Natale di Roma lo scorso 21 aprile ha distribuito 5 tonnellate di aiuti alimentari e sanitari per le famiglie più bisognose della Capitale, abbandonate dalle istituzioni.

Ludovica Colli

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3 Commenti

  1. Da agricoltore vero e conoscendoli, vi invito a diffidare molto da quello che dicono i dirigenti della Coldiretti.

    • Grazie. Ne approfitto, cosa ne pensi se diamo disponibilità di un orto “serio” agli anziani e indigenti? Magari creando gruppi familiari o meno…

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